Friday, June 24, 2011

108 dentro la pietra

ORIGINAL PRINTS

108 - "Dentro la pietra"
Two colors screen printed on cotton paper.
Limited to 16 numbered and signed pieces.

108 for A cold dead body

108 for A Cold Dead Body. 9 are posters as 9 are the songs. They will be printed on natural canvas (A2 size, ) in 12 pieces for each one of the 9 posters. This makes 108 posters in all.


ORDER THE POSTERS AT
acolddeadbody.band@gmail.com!






108 for STUDIOCROMIE

108 - "Black Triangle" - hand printed by Studiocromie.
2 colors (2 different black layers) screen printed on paper.
Limited to 13 numbered and signed pieces.


108 - "Black Square" - hand printed by Studiocromie.
2 colors (2 different black layers) screen printed on paper.
Limited to 13 numbered and signed pieces.


108 - "Black Cirle" - hand printed by Studiocromie.
2 colors (2 different black layers) screen printed on paper.
Limited to 13 numbered and signed pieces.

108 - Trabicolo (ciclorotante)

108 - "Trabicolo" by Limited No Art Gallery.
2008 - 2 colors silkscreened on canvas.
Every single piece is hand finished by the artist
Limited to 10 numbered and signed pieces.
cm 70 x 50 cm (circa)

108 is nihili - 1

108 - "is nihil" - printed by sunwheel prod.
2 colors screen printed on paper, the grey layer is hand painted by the artist.
Limited to 10 numbered and signed pieces.

108 for Biokip.

108 for Biokip 1 (dark yellow) - Print by Biokip.
One color screen printed on pearl like paper.
Limited to 30 numbered and signed pieces.


108 for Biokip 1 (black) - Print by Biokip.
One color screen printed on pearl like paper.
Limited to 30 numbered and signed pieces.

Thursday, June 23, 2011

Intervista: Supplemento di Repubblica

2006 – 2007
intervista per il supplemento di repubblica (di Giacomo Spazio)

Come ti chiami (Nome o soprannome)?

108 (a volte Larva per il lato sonoro)

Da dove deriva il tuo nome di battaglia?

Volevo un nome formato solo da cifre, il 108 è un numero “sacro” per la cultura indiana induista e buddista e ha molti significati esoterici, e mi piace la forma: una linea un cerchio e due puntini o cerchi.

Quanti anni hai?

28

Titolo di studio?

Sono dottore in disegno industriale (bleah...)

Come definisci la tua arte?

Non so, definirmi da solo è difficile... in genere mi definiscono astratto, ma non lo sono più tanto, io la definirei primitiva e totalmente irrazionale... “plumbea” anche.

Da quanto tempo pratichi la street art?

Hum... ho iniziato a fare le tag nel 91 nei vicoletti della mia città e poi i pezzi. Nel 99 ho iniziato a fare le “cose strane”.

Il tuo rapporto con le gallerie d’arte?

Boh, quando mi chiamano ci vado... preferirei lavorare solo quando e dove voglio io ma non si vive di sola aria (inquinata). A volte mi sono trovato bene (all’estero) a volte male (in Italia principalmente).

Quanto vale un tuo lavoro (+ o –), quadro, disegno, altro.

Dipende da chi lo compra... se mi incontri al pub o in vineria la sera giusta riesci a portarti via qualsiasi lavoro offrendomi da bere, haha.

I tuoi artisti preferiti?

La maggior parte non sono pittori comunque gente piuttosto vecchia: W.S. Burroughs, Bosch, Rothko, Artoud, Redon, Kubin, i surrealisti, l’Arte Povera, Schiele e altri viennesi, Peio, Dem, Grim, moltissimi sconosciuti in cui mi capita di imbattermi, molti incisori medievali, graffitisti preistorici, i contadini, ecc... poi gente come Pasolini, Fellini, Lynch, ecc... troppi.


Cosa maggiormente influenza il tuo lavoro?

Sicuramente il mio inconscio e i miei sogni e i vini rossi piemontesi. Poi roba tipo le macchie di umidità, il muschio, la Nebbia, le pietre, gli alberi le forme naturali in generale. Sono fissato con i simboli, scrittura etrusca, le rune e le vecchie iscrizioni... roba così.

Qual è la differenza tra l’italia e l’estero?

Soprattutto oggi è tanta. Quello che posso dire che in Italia si cerca principalmente di copiare quello che fanno gli americani, e tutti cercanodi farlo il più veloce possibile, seguendo mode il più delle volte senza valore. All’estero mi sembra si dia un pò più di importanza alle produzioni europee e non ma più originali...

Come nascono i tuoi lavori?

Cerco di disegnare (o di creare in altri modi) qualche cosa che ho in testa, di solito non è chiaro. Tipo per le forme nere, non so bene perchè, ma a volte sono soddisfatto altre volte no e magari le butto proprio. Di solito riesco a capire le mie cose dopo molto tempo.

Preferisci avere un committente?

No. Tuttavia se riesco a tirare su qualche soldo o a farmi un viaggio gratis cerco di adeguarmi.

Quali vincoli sei disposto ad accettare per un lavoro su richiesta?

Dipende. Questa è la cosa più difficile, per cui ho perso alcuni lavori e la possibilità di fare qualche cosa di più visibile. Dipende dai vincoli, ma il più delle volte mi rendono proprio frustrato e depresso e non riesco a fare niente alla fine, mi rovino solo la vita.

Che importanza ha per te essere riconosciuto come artista?

Quando qualcuno apprezza le mie cose ne sono profondamente colpito e quasi mi sento in debito. Però anche qui dipende da chi sta giudicando... Direi che è molto importante, ma non apprezzo gran parte di chi si occupa di arte oggi.

Che importanza ha per te lavorare in strada?

E’ molto importante. Non tanto la strada, quanto il lavorare in spazi aperti... gli spazi bianchi, razionali e asettici creati dall’uomo mi angosciano. Se potessi andrei a vivere tra i boschi in montagna e lavorerei solo con il legno e la terra.

Il commento + brutto che hai sentito a proposito del tuo lavoro?

Non so, quando mi paragonano ad altri artisti che disgustano o soptrattutto ad altri street artists, ma di solito apprezzo anche quelli più brutti...

Il commento + bello…

...ecco era una signora che stava guardando una cosa che avevo quasi finito e dopo aver commentato per 2 ore con una sua amica, dicendo che non capiva cosa fosse e che non capiva il senso, mi chiamò e mi disse che il mio lavoro la disturbava molto la infastidiva si vedeva che era nervosa. Ero sicuro di averla colpita profondamente. Forse la più grande soddisfazione che ho mai avuto.

Per chi sei disposto a lavorare e per chi no?

Difficile rispondere così. Vorrei lavorare solo per gente che apprezza l’arte in se, separata da qualsiasi contesto, ma è difficile... Di sicuro non vorrei mai lavorare su commisione per industrie dell’automobile, della carne, roba così... anche solo gli sponsor mi infastidiscono... ragiono un pò a livelli. Nel primo ci sono io e poi si scende. Purtroppo viviamo in un periodo difficele credo.

Lavori solo o in gruppo?

Lavoro sia da solo che in gruppo. Nei primi tempi come 108 lavoravamo in 2, io e Cristina, che poi ha iniziato a fare le sue cose come Ladybug. Amo lavorare da solo, perchè è lìunico modo per fare quello che volgio e forse perchè sono un misantropo, ma anche in gruppo, soprattutto con la nostra Fondazione OK, con cui di solito organizziamo dei veri e propri “sabba” in cui dipingiamo, balliamo e beviamo, fino a sentirci realizzati distruggendoci completamente haha! Con Dem(666) sono riuscito a fare cose a quattro mani, che credo siano veramente valide.

Come hai iniziato?

Iniziato come 108? Va beh diciamo che ero stufo di cercare di fare al meglio quello che altri già facevano, e allora ho incominciato a sperimentare veramente, sia visualmente che con il suono. Da quel punto ho anche cercato di distaccarmi sempre più dal mio Io razionale cercando di andare dritto al Io vero, ma la cosa non è così semplice.

Cosa stai facendo ora?

Allora: faccio saltuari lavori di qualsiasi genere per tirare su qualche soldino e cerco di resistere il più possibile in questo limbo, per dedicarmi ai miei deliri, ma sono agli sgoccioli. Per il resto, al momento, uso solo il colore nero e realizzo forme geometriche semplici ma degenerate e primitive, l’apocalisse geometrica... continuo a sperimentare musicalmente e a scrivere, sto cercando di iniziare con il video. Principalmente leggo molto.

Progetti futuri?

Mi piacerebbe realizzare uno o più cortometraggi, ma ora non dispongo dei mezzi di base. Per il resto a parte 2-3 possibili mostre non c’è niente nel mio futuro.

Per cosa pensi di essere ricordato?

Purtroppo la maggior parte della gente si ricorda sempre solo delle forme gialle di carta adesiva... comunque se chi vede le mie cose, non le capisce, si interroga o rimane disturbato e per una frazione di secondo esce dal tunnel della sua vita miserabile, posso dirmi soddifatto. Quando sarò morto, spero che la gente si ricorderà soprattutto di me per quel che sono.

La tua frase preferita è…

Ce n’è più di una comunque te ne scrivo una un pò scontata, ma che amo sempre molto: “Save the Planet, Kill Yourself” (Church of Euthanasia).

Interview: USA?

This questions was sent to me by e-mail for a fanzine, but I forgot the name of it! Sorry.

1. Who are you and where are you from?
I'm 108 (birth name Guido), I'm an artists, I don't like to label myself, but I work with many kinds of art... expecially visual art, but also with sounds, and any kind of media. I'm from a small city called Alessandria, situated in the north west of Italy, but I don't care about countries, so I prefere to think that I live at the feet of the western Alps.
2. Do you think that all forms of graffiti are artistic?
That question it's not easy, before we have to decide what's art, but I think no one in the world know what art is exactly. I think that most of the times graffiti are very interesting, in years I changed my view and sometimes I prefere a raw writing with or without a sense, than a well done mural. I think about graffiti as something total spontaneuse, without a commission. It's something very interesting, and we should talk about that for years... anyway when we talk about ancient graffiti on the stones we talk about "rock art" so I think in a way mosto forms of graffiti are artistic in a way.
3. What other artists inspire you?
My inspirations comes from many directions... graffiti are just one of them. I think that my main inspirations (in graffiti) come from french/eurpoen artist of the 90's like Stak, something really new, with a sense, and a real study about public spaces, and many other things. In the last years I think the best things are coming from eastern Europe, where there are many different interpretations of graffiti, a lot of new ideas and expecially a lot of studies and discussion about the public art, the aesthetic it's just one of the things.
4. Do you think graffiti lacks both recognition and social approval? Why?
I think that in the last years graffiti are everywhere in the overground, but most of the times they are just a stereotypes. I mean, I'm interested about the "artistic" side of graffiti, the research about them... so the problem is not the lacks of recognition and social approval, because you can see graffiti on the Nike or Adidas t-shirts or places like that, and people like that. The problem is that I don't care about that kind of "graffiti", I think there is a real hole between waht's the real graffiti/public art movement (that's strictly undeground) and the real "art world", probably it's just because right now also ART is a big business, and not so much more.
5. Being that gangs are within the graffiti culture, do you have an opinion on the crime over territory?
Ok, I think that the connection about graffiti and gangs/crime it's an american thing. Here graffiti it's allways been something more politics, since the '800 and popular since the prehistoric times... If we talk about graffiti writings, it's something beetwen ther crews... but it's not about true crime. I think that things like sicilian or russian mafia have nothing to do with graffiti. I live in Europe and I think that the thing it's totally different than USA. I can't see nothing good in crime, mafia or gangs, and I think that people who want to be a "gangsta" is totally brainwashed and stupid.
6. Where you ever arrested for doing graffiti?
Ok, I'm 31 now, in the last years I'm painting mainly inside abandoned buildings or on canvas, paper stuff like that and I have no problem. In the past I painted undreads if walls and not only, 99% in illegal places, I'm been caught few times, but I'm never been arrested. In the last years things are becoming harder, but as told you I'm no more interested about painting in dangerouse places or walls with a value, I don't care about that kind of respect.

Intervista: Solar Ipse Magazine

Intervista apparsa sul numero 3 di Solar Ipse Magazine 2010, a cura di Loris Zecchin, in particolare per quanto riguarda Larva 108 e l'aspetto sonoro delle mie produzioni 108.

01-Quali sono le esperienze pregresse che ti hanno convinto a investire tempo e energie in questo progetto?
Allora non posso parlare di qualcosa in particolare, è venuto un pò fuori da solo. Ho iniziato a disegnare quando ero un bambino e anche la musica è sempre stata un grande interesse. Allo stesso tempo sono sempre stato attirato da tutto quello che è creativo, dalle cose insolito, dalla sperimentazone, e poi da tutto quello che è in qualche modo trascendente. La vita quotidiana mi è sempre sembrata triste e per questo ho avuto e continuo avere molti problemi. E' come una "chiamata sciamanica", ci sono mille cose che mi hanno portato a questo punto, ma penso sia una cosa molto personale, sto solo cercando di esprimermi in qualche modo e dare un senso alla mia vita, non ho mai visto l'"arte" come un'opportunità lavorativa o per essere un figo, anzi, è un pò una posizione in cui mi sono trovato con i suoi pro e i suoi contro.
02-108 è un numero Krishna e la ragione sociale di una band hardcore degli anni novanta… credo però non si possa rintracciare alcuna filiazione musicale e culturale con quello che proponi tu, vero?
Il 108 non è proprio un numero krishna, è molto importante nella cultura Indù, nel buddismo, nell'architettura orientale, ma non solo. Direi che è un numero Indoeuropeo, rintracciabile in molte culture dell'Eurasia. Nella sezione aurea ad esempio, o nell'antica architettura greca. Se inizi ad interessarti a lui scopri cose nuove ogni giorno, e incominci a trovarlo ovunque, è davvero un numero magico, non si scappa. Comunque io sono cresciuto con scena punk/hc, negli anni '90, ero veramente dentro, e alcuni gruppi mi hanno profondamente segnato (molti li ascolto ancora adesso). Dell'HC anni '90 amavo il fatto che fosse per molti versi una cosa veramente nuova, mi piacevano le grafiche, parlo di roba tipo San Diego ma non solo, era una roba molto underground rispetto a oggi ma allo stesso tempo ben fatta. Ci trovavo molte cose che mi interessavano. Beh detto questo, i 108 mi piacevano molto, sicuramente, ma anche i primi 3 degli Shelter, me li ascolto spesso ancora adesso. Bene una cosa importante di tutta i miei lavori è il lato "spirituale", anche se io sono sempre stato quasi ateo da un punto di vista religioso classico. Comunque anche i numeri, l'antropologia, la mitologia sono mie grandi fissazioni e niente, ad un certo punto mi venne la fiassazione del 108. Di certo non ho scelto il mio nome per il gruppo, ma in qualche modo c'entra anche quello.

2B - Anch’io ho sempre trovato affascinanti musiche e iconografie dei gruppi dell’area di San Diego. Prima di allora nessuno era riuscito a fondere in maniera così convincente hardcore e postpunk a là PIL , Birthday Party.. Secondo te, in che percentuale i vari VSS, Antioch Arrow, Angel Hair e compagnia bella hanno contribuito a gettare le basi per quello che anni dopo sarebbe diventato il cosiddetto screamo?
Allora come prima cosa devo dire la verità su quello che era per me San Diego: nei primi anni '90 ascoltavo più che altro old school o roba melodica, ero troppo giovane skateavo e non riconoscevo bene le sootoscene. Comunque la prima roba che mi capitò di comprare fu il 7" degli Heroin su Gravity al glorioso Bluebox di Alessandria, non sapevo cosa fosse, sapevo solo fosse roba nuova nel settore HC, facevo prima o seconda superiore sarà stato il 92/93. Poi a metà anni novanta ero più sul new school e andavo pazzo per gli Unbroken e da qui gli Swing Kids, ma tutto il resto l'ho rivalutato più tardi. All'epoca leggevo HeartattaCk e mi piacevano le grafiche e le confezioni di quell'area. Comunque vista ora da fuori dopo tanti anni, era ua cosa veramente figa, credo sia stata una delle poche parentesi in cui si univano belle grafiche, bella musica, idee interessanti buttate giù bene tutto con un certo senso artistico. Un pò tipo ai tempi dei Crass e di quel giro di gruppi li in inghilterra (che se ci pensi erano già un pò hc e un pò post punk)... e poi era tutto molto underground, artigianale, spontaneo. FIGO. Per quanto riguarda lo screamo boh anche li specialmente gli swing kids mi vengono in mente... ma non so le etichette non mi hanno mai convinto troppo, Orchid e Majority Rule mi piacevano tantissimo, altri gruppi non li sopportavo.

03-Sei anche attivo nel campo delle arti visive…. immagino che realizzare da se copertine e grafiche senza doversi appoggiare a terzi sia non solo gratificante, ma “comodo” perché permette una visione “più aderente” dell’opera che si andrà a vestire…
Allora si, diciamo che il lato delle arti visive è quello che occupa la maggior parte del mio tempo, comunque in qualche modo sono sempre stati complementari e sia immagini che suoni si sviluppano in modo mlto simile per me. Per il fatto delle grafiche e le mie produzioni mi piace molto fare tutto in casa, usando il più possibile incisioni, timbri, amo molto comunque anche le fotocopie. Amo molte le cose minimali e grezze. Per questo ho sempre fatto tirature super limitate e al massimo messo poi le tracce in MP3 da scaricare. Non ho praticamente mai mandato materiale ad altre etichette, comunque mi piacerebbe avere la possibilità di fare qualcosa che possa arrivare a più gente lavorando sia alla musica che alla confezione come una cosa unica.

04-Quando porti la tua musica in concerto quali difficoltà incontri?
Allora, ultimamente ho usato molto "strumenti" autocostruiti, effetti per chitarra, e cose varie collegate, facendo cose più noise come nei primi tempi, il problema principale in questi casi è stato portare in giro tutta la strumentazione e collegare le cose, veramente poco comodo e a volte problematico. Quando suono con il laptop e poche altre cose questo è più semplice, posso fare anche pezzi più elaborati, però il rapporto con la musica è meno diretto, il computer è programmato da me ok, ma seno meno il lato fisico, sto cercando di trovare una via di mezzo tra le 2 cose.

04-Dimmi una cosa: “1-0-1” e “3 settimane”, i due album scaricabili dal sito/net-label Cervello Meccanico, sono stati concepiti fin da subito con l’idea di destinarli al digitale?
Allora, di base quando faccio questi "dischi" li penso come a un CDr che poi mi sento io principalmente. Questo è un pò un problema che riguarda tutto quello che faccio, non riesco mai a pensare di fare una cosa che poi gli altri apprezzeranno. Di solito funziona che sento qualcosa, o mi viene un idea e allora cerco di metterla giù e realizzare fisicamente al meglio quello che ho in testa, ma davvero è una cosa per me. Mi viene in mente un suono un tipo di immagine, molte volte delle immagini o dei luoghi, poi boh mi faccio un pò di CDr magari da far sentire agli amici. Se poi la roba piace mi fa molto piacere ovvio. L'idea di metterli in MP3 è una cosa naturale che viene dopo: nel 2009 è la cosa più diretta e semplice da fare, poi nessuno è forzato a comprarlo e allo stesso tempo può arrivare a chiunque in qualsiasi luogo. Cervello Meccanico è principalmente una label del mio amico Dr.Pira, ma ne siamo tutti un pò partecipi. Le prime cose che facemmo erano appunto nel 98/99 quando con un masterizzatore e una stampante potevi produrti un CD senza uscire di casa, autoproduzione totale. Poi con gli MP3 è stata la naturale conseguenza.

05-Ci sono dei film, che da un punto di vista strettamente sonoro, trovi intriganti? Il cinema è da annoverare tra le tue fonti di ispirazione?
Allora si a tutte due le domande. Credo che il cinema sia una delle mie principali fonti d'ispirazione, prima della pittura... in certi ho film ho trovato a volte quello che io avevo nella testa e viceversa mi sono formato pesantemente su alcuni film che ho visto. Potrei farti decine e decine di nomi ma fonti d'ispirazioni alla base di tutto quello che faccio ti dico: Fellini: "Giulietta degli Spiriti", Kronenberg: "Naked Lunch", Lynch "Fuoco cammina con me", Myazachi "La città incantata", Kurosawa "Sogni"... boh e molti molti altri. Questi sono film che quando ho visto mi hanno completamente e profondamente colpito. A livello sonoro, dovrei pensarci bene... Mettiamola così, colonne sonore che ho ascoltato moltissimo sono quella del "Casanova" di Fellini di Rota, "Twin Peacks" di Badalamenti/Lynch e boh... sicuramente non posso negare che ami tantissimo Yann Tiersen per Amelie o Good bye Lenin. Dimenticavo il film che sta prima di tutto per me anche perchè soundtrack, storia e immagini sono un tutt'uno: DECODER di klaus maek che vidi quando avevo tipo 15-16 anni. Che roba incredibile!!!

06- Quali sono i luoghi di ricezione ideale per la musica dei Larva 108? Fabbriche dismesse con amplificazione da rave? In cuffia, spaparanzati sul divano a occhi chiusi?... Te la sei mai posta questa domanda?
Ah grande domanda! Allora in realtà è facile perchè i miei pezzi, come ti ho detto sono colonne sonore per me stesso: principalmente vorrei che chi apprezza i miei pezzi li ascoltasse viaggiando in treno da qualche parte in Europa d'autunno possibilmente in una giornata piovosa, metre guarda fuori dal finestrino, oppure camminando da soli con le cuffie durante una bella nevicata a dicembre in mezzo ai campi, anche solo giusto fuori città. Io me li immagino così! Poi ci sono quelli più negativi, i miei pezzi sono tutti malinconici credo ma non negativi. Bene quelli negativi sono più uno sfogo e non so magari sono più adatti a scenari post industriali, fabbriche abbandonate, o magari mentre torni a casa sull'autobus nella più cupa alienazione urbana, ma non li vedo come pezzi da ascoltare così, non mi interessa, li vedo come una specie di rituale mio eventualmente da realizzare live.

8 - Lo split, la condivisione di un disco con un’altra band è un’usanza molto in voga nel giro punk-hc (e non solo), un modo, se vogliamo, di ridare una funzione sociale al fare arte… ti sei mai sentito attratto da questo tipo di esperienza?
Si si! E' una cosa molto figa. E' interessante vedere che è una cosa come dici te tipica del giro punk-HC, specie di quello vecchio o che è rimasto underground. Comunque con i miei progetti sperimentali ho fatto diversi split e collaborazioni. Molte volte abbiamo a che fare con la stessa gente che faceva HC qualche anno fa e poi è un pò perchè ci sono le stesse idee di base, che in gran parte del punk sono sparite e cioè creare musica senza dover saper suonare, ma per fare qualcosa di interessante e nuovo, provocare, ecc... Ci tengo ancora a sottolineare che comunque il "noise" o l'elettronica sperimentale non sono una cosa nuova, ma vecchia di quasi 30 anni, che già ai tempi era forse nemmeno una deriva del punk ma una versione europea del punk, che infatti non aveva la parte rock.

9 - Ricordiamo che oltre a Larva 108 sei attivo anche con il nome di Corpoparassita… come funziona l’aspetto gestionale della faccenda? Uno dei due progetti è prioritario rispetto all’altro?
Allora i progetti che ho chiamato Larva sono cose mie personali, in cui c'è anche una certo interesse per l'elettronica, e in cui gran parte dei pezzi sono "suonati" o comuqnue costruiti da zero. Nel 2001 in certi pomeriggi distrutti dalla noia e alessandrina e dal freddo invernale mi trovai a casa con il mio amico Diego anche lui proveniente dalla scena HC (cantante dei Burning Defeat, Permanent Scar e altri gruppi...) e parlando venne fuori che per molti aspetti vedevamo le cose allo stesso modo: eravamo due nichilisti e non sapevamo cosa volevamo fare esattamente, vari gruppi iniziati e morti per mancanza di sale prove o batteristi e soprattutto l'odio per la tecnica musicale fine a se stessa. Un giorno abbiamo cominciato a campionare dei CD e devastarli con gli effetti chiamandoci Haselwurm. Morta li. L'inverno dopo ci siamo ritrovati nelle stesse condizioni e abbiamo incomiciato a lavorare con un microfono, il computer e gli effetti. Sono venuti fuori così i primi demo e i primi CDr: per alcune cose abbiamo campionato delle noci, per altri delle pentole. Per l'immagine Diego tirò fuori dei collage vecchi di anni e poi usammo vecchie incisioni medioevali. Sembravano robe abbastanza industrial, ma l'idea ci venne fuori proprio guardando alcune cose DIY dell'HC anni '90, solo volevamo che venisse una cosa più enigmatica, macabra e soprattutto delirante. La cosa a cui teniamo di più però sono i titoli dei pezzi. Diciamo che Corpoparassita è un gruppo, ed è più noise e provocatorio come progetto, mentre Larva è una cosa mia e ha una sruttura musicale leggermente più elaborata. Con Corpoparassita ho fatto molti più live anche se non molti, e fa un pò ridere pensare che le prime volte che abbiamo suonato dal vivo la gente diceva: " ma voi non suonate, fate del casino". Ora con questo trend del noise americano la cosa è più accettata, ma sinceramente noi facciamo la nostra roba e basta.

10 - Ho notato, con piacere, che nella tua pagina my space compaiono dei banner animalisti… devi sapere che una delle rubriche fisse della fanza è il “Veg Ipse Dixit”, uno spazio dove i musicisti raccontano i motivi che li hanno portati ad abbandonare il consumo di prodotti animali … ora giro a te la domanda: perché sei diventato vegetariano?
OH! Finalemente una domanda su questa cosa, non capita mai negli ultimi tempi. Allora, io ho sempre avuto un rapporto molto empatico con gli animali. Da piccolo d'estate andavo al paese di montagna di mio nonno e un'estate la sera andavo sempre a trovare un vitello che stava nella stalla di uno dei miei parenti con sua mamma mucca. Lo consideravo davvero un amico e preferivo lui a molti dei miei coetanei. L'anno dopo seppi che in inverno l'avevano ammazzato e se lo erano mangiato. Tra l'altro quelle erano mucche fortunate perchè stavano in 5-6 in una stalla, al pascolo da sole per tutta l'estate avevano anche dei nomi e stavano lontane chilometri dalla civiltà, cosa pativano le mucche degli allevamenti intensivi ancora nemmeno lo immaginavo. In quel periodo avrò avuto 9-10 anni e non riuscivo proprio a capire come le persone potessero pensare di mangiarsi gli altri animali. Comunque abitando con i miei dovetti continuare a mangiare carne, anche se non lo sopportavo e mi faceva schifo. Nei primi anni '90 venni a contatto con una serie di cose: all'epoca skateavo tutti i giorni e leggevo riviste tipo XXX e skatesnowboard, su una di queste lessi un'intervista ad Ed Templeton in cui diceva di essere vegetariano, anche Moebius il fumettista francese diceva la stessa cosa su una rivista di fumetti. Sempre in quel periodo quando avevo sui 14-15 anni il sabato sera iniziai ad andare con dei miei amici skaters più vecchi al Forte Guercio, uno squat qui in Alessandria. All'epoca era davvero figo, concerti tutti i weekend, tipo Agnostic Front + Snapcase, Nofx, e poi robe anche tipo Blonderedhead ecc... c'erano un pò di scoppiatoni ma di base la gente era figa, e veniva da tutte le parti. C'era sempre un banchetto anarcho-punk dove comprai le prime fanze tipo ALF bullettin o haunt saboteur tradotte in italiano e fotocopiate. Poi c'erano alcuni testi dei crass e dei conflict, altri gruppi di quel filone e poi i youth of today ecc... tutta questa roba mi diede una grande energia, una speranza anche tipica di quell'età per la gente asociale come me. Insomma la prima volta cercai di diventare vegetariano verso i 16 anni, a casa mia non si mangiava tanta carne, ma i miei continuavano a farmi la pasta con il tonno robe così, sai i genitori che pensano che poi deperisci... poi il giorno dei miei 17 anni mi imposi e basta. A 19 anni sono andato a vivere per i cazzi miei quindi è stato tutto più facile. Ora sono quasi 15 anni che non mangio niente di morto ed è una delle cose a cui tengo di più. Potrei continuare sul perchè e sul per come per pagine, ma credo sia meglio se mi fermo qui, ok?

11-Si, si, grazie, sei stato molto esauriente. Un’ultima curiosità prima di chudere: con i Corpoparassita avete partecipata a questa compilation omaggio a John Balance (Coil, 23 Skidoo, Current 93…) intitolata "A tribute to the worl(d)s of John Balance". Oltre a comparire solo nomi del panorama italico, l’intera operazione verte sulla testologia dell’artista, prematuramente scomparso all’eta di 42 anni. Non un album di cover, o almeno, non come si è abituati a intenderlo di solito, no?
Ok, allora quasi tutti i progetti sono italiani a parte i Black sun production che erano i "ballerini" dei Coil, ma principalmente della zona di Alessandria. Questo è dovuto al fatto che è stata una delle prime produzioni di una label industrial/sperimentale (Creative fields) di questa zona e perchè in questa zona c'è una grande presenza di progetti del genere. Allora si, non si tratta di un disco di cover classico, ma di reinterpretazioni, più che altro. Credo che sia una cosa naturale nel genere... cioè sperimentare molto, partire da un'idea e rielaborarla... Poi a dire il vero conosco solo pochi dei gruppi che hanno partecipato. Come corpoparassita abbiamo fatto un pezzo diverso da tutti gli altri con chitarra e voce, proprio perchè siamo "bastian contrari" sempre. Comunque è stato un grande piacere per noi partecipare ad un tributo a Balance (e in generale ai Coil).

Intervista: Next Exit magazine

Intervista per Next Exit magazine di Simone Pallotta.

Perché usi un alias? Pensi che questo abbia lo stesso valore di una tag per un writer?

Allora, quando ho scelto questo numero come alias, l’ho fatto per una serie di ragioni, la prima delle quali era il fatto che io all’epoca ero ancora un writer, anche se stavo sperimentando con stili un pò estremi, lavoravo con lettere che si sono trasformate in numeri e lavoravo esclusivamente su muri e altre superfici pubbliche, che io decidevo, quindi di non potevo usare il mio vero nome.

Quindi: quanto sei legato alla scena del writing, ora e/o in passato?

Certo. Adesso posso dire che il writing sia solo una delle mie influenze. In passato il writing è stata la mia attività “artistica” principale. Per writing intendo proprio scrivere il mio nome in giro, studiare la forma della lettera, usare prevalentemente argento e nero o pennarelli pilot. Non sono mai stato interessato più di tanto ai pupazzetti e quel genere di cose li.

Quanto il writing incide creativamente suo tuo lavoro? è fonte di ispirazione o è distante dal tuo modo di lavorare in strada?

Il writing, come dicevo, è sicuramente un’influenza basilare. Per esempio ora lavoro sulla forma fine a se stessa, questa idea di sviluppare delle forme e comunicare qualcosa con uno stile non figurativo è nato con il mio interesse per le lettere ed il tratto. Alla fine quello che comunica un pezzo è lo stile con cui vengono tracciate le lettere non la scritta. La scritta è la firma, non deve comunicare niente.

Ti chiediamo di dirci due nomi di artisti urbani che, nella tua area geografica di provenienza (nel tuo caso , vista la precedente intervista a Dem che è della tua zona, puoi dirci due nomi di artisti italiani) che ritieni importante segnalarci . Questa richiesta nasce dalla nostra volontà di conoscere l’arte urbana e pubblica attraverso i suggerimenti degli stessi artisti.

E’ molto difficile per me rispondere a questa domanda, ci sono vari artisti che adoro in questo momento, che rimangono nell’underground ma che secondo me hanno molto da dire. Comunque per forza di cose vorrei nominare Dem (non so se vale visto che lui mi ha già nominato), Aris e se Dem non vale ti dico anche CT.

Puoi dirci cosa ti colpisce di questi due artisti?

Per quanto riguarda Dem, è uno dei pochi artisti figurativi che riesce a comunicare quello che ha dentro, mistero e a creare un mondo sottile e una sua mitologia. Abbiamo idee di base molto simili, ma le elaboriamo in modi completamente differenti, per questo mi piace lavorare con lui, vengono sempre fuori cose che non mi aspetto. Aris, sta a metà tra l'astrazione totale e il figurativo. E' forse l'artista legato al mondo dei graffiti più poetico che abbia mai visto. Poi la dedizione con cui cerca i posti adatti ai suoi disegni... il risultato finale di solito mi lascia senza parole. Mi basterebbe questo, anche solo a istinto, i suoi lavori mi colpiscono sempre profondamente. CT ha una visione dell'arte e dei graffiti molto simile alla mia, anzi lui è andato oltre... quando vedo lui mi vengono in mente artisti di altre epoche! E' uno dei pochi che ha preso una sua strada e anche lui vede l'arte pubblica in modo molto più ampio e profondo, direi in modo quasi spirituale.


L’arte urbana, i graffiti e tante cose prodotte in strada vengono assorbite dai trend, dalla grafica e soprattutto in questi ultimi anni dall’establishment galleristico pubblico e privato. Pensi che il valore del lavoro rimanga invariato o che nello specifico di uno street artist perda molto spesso di potenza nel momento in cui diventa (forse anche giustamente) fonte di guadagno legata a precise dinamiche commerciali?

Penso che prima di tutto un lavoro perda più del 50% del suo significato e della sua forza quando da una parete passa in una galleria, diventi invece assolutamente ridicolo e privo di senso quando diventa un disegno di un pupazzetto su una maglietta o su un paio di scarpe. Molti artisti non tengono conto del salto strada-galleria. Gran parte del valore di un pezzo d'arte pubblica è dato dal luogo, con una foto fatta con intelligenza si può conservare molto del suo valore originario. Su una tela si perde tutto e bisognerebbe quindi pensare a sviluppare le proprie idee in un altro modo. E' un discorso lunghissimo. Bisognerebbe scrivere e ragionare molto di più sull'argomento.

Ritieni che il valore economico, determinato dalle logiche del mercato dell’arte, si scontri con un valore culturale, determinato invece dal proporre arte in modo diffuso?

Sicuramente. Quando entri nelle logiche di mercato, devi per forza di cose tenere conto che le tue opere sono un prodotto. Il problema è che specialmente in italia è difficile fare arte e non preoccuparsi i cose così. Anche in strada però può succedere la stessa cosa, se dipingi solo per farti notare dalle masse, non per te stesso, a me interessa la ricerca in ogni caso e questo mi crea molti problemi.

Pensi che per mezzo del tuo lavoro lo spettatore non sia più un’esemplare selezionato che arriva in galleria, sapendo già cosa trova, bensì colui che ne può fruire quotidianamente?

E' complicato. Io ho sempre pensato che mettendo i miei lavori in spazi pubblici potessero arrivare a tutti, questo però non significa che voglio che le mie cose piaciano a tutti. Anzi... magari uno su 1000. In galleria è più facile che il mio lavoro possa essere visto da persone interessate "artisticamente" ma questo tipo di persone di solito sono già formate, hanno come dei paraocchi e come avevo già detto si perdono la parte più importante del lavoro.

Ritieni che questa dinamica sia importante per te?

Si, moltissimo.

Perché hai deciso di incentrare il tuo lavoro fuori dalle gallerie?

Allora, non è stata una proprio una scelta. Io mi sono trovato a lavorare fuori dalle gallerie perchè non vengo dall'accademia, anzi ho iniziato quando ero molto giovane. E' stata una cosa molto istintiva, non sapevo nemmeno come funzionavano le gallerie, fino a quando loro non hanno cercato me.

Che rapporto hai con queste?

Sinceramente ho avuto buoni rapporti veramente con poche gallerie. Di base penso che i galleristi siano come dei protettori, e quando tu decidi di metterti a lavorare con loro, tu ti stia prostituendo. Non parlo solo dei graffitisti. In più in Italia ho avuto a che fare con molti galleristi disonesti e che nemmeno provavano a capire il mio lavoro.

Cosa ne pensi di chi lavora in esterno utilizzando la galleria solo come supporto (magari per esporre fotografie, come immagino faccia tu)?

Penso sia una cosa buona e che presenti il tuo lavoro in modo più realistico di quanto non faccia ad esempio una tela. Il fatto è che quando mi metto a lavorare con una galleria è solo perchè devo mangiare e pagare le bollette, e le foto non le vendi. In più se parliamo anche di musei e spazi pubblici fuori dal puro mercato dell'arte, sono molto interessato a evolvere i miei lavori in altre direzioni che non hanno più a che fare con la strada, ma con la ricerca artistica.

Trovi che questo permetta di mantenere una certa autonomia nel momento in cui il tuo lavoro si sposta in ambito pubblico?

Forse si, ma come ho detto, dal mio punto di vista non lo vedo realizzabile.

Un assiduo lavoro che coinvolge cittadini e istituzioni in progetti di arte pubblica può, a tuo parere, ridimensionare l’importanza delle gallerie a favore di un approccio alla cultura figurativa più quotidiano e meno targettizzato?

Teoricamente, credo che sarebbe la condizione ideale. L'artista potrebbe lavorare pensando soltanto alla sua ricerca personale. Però a parte i compromessi più ovvi, sappiamo bene che in ambito pubblico molte volte ci si deve scontrare con persone di un'ignoranza abissale e che nonostante siano totalmente incompententi dal punto di vista artistico vogliono giudicare e decidere. Per non parlare di censure e cose del genere. Ci si ritrova molte volte in una situazione ben peggiore di quella del circuito galleristico.

L’arte urbana se ben fatta può dirsi arte pubblica? (non facendo riferimento in questo caso ai graffiti)
Direi proprio di si. Io considero arte pubblica qualsiasi cosa che sia fruibile da tutti in luoghi pubblici, quindi credo di si.

Come vedi la scena del tuo paese?
In Italia ci sono moltissimi artisti eccezionali e moltissimi artisti inaccettabili. In generale però si da molto poca importanza alla ricerca e all'innovazione. Direi che si rispecchia un pò quello che è il nostro paese in generale: c'è un'ignoranza gigantesca sia da parte degli artisti, sia da parte di chi guarda. Tutto funziona tramite amicizie meccanismi del genere, si guarda all'ultimo trend americano e nessuno guarda quello che ha sotto il naso.

Qual è la città o la nazione che secondo te sta dando il maggior contributo in termini di innovazione dell’arte urbana (qualitativamente e come volume di attività)
Io ho sempre visto le cose migliori uscire da varie zone dell'Est europeo. Non so dirti una nazione in particolare... Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria, Ukraina... in paesi come questi vivono i miei artisti preferiti.

Che materiali usi?

Principalmente uso un rullino e idropittura nera. Poi mi adatto alla superficie e ai materiali che trovo, ho dipinto con gessi, mattoni, bombolette, ho fatto composizioni con pietre e bastoni...

C'è una base concettuale nel tuo lavoro o è uno studio sull'immagine pura, quindi senza contenuto?
Per anni le mie forme sono state elaborate partendo prima dalle lettere, dai numeri, dai simboli arcaici, dalle forme naturali, dalla mitologia, cercando negli anni però di eliminare sempre più ogni tipo di riferimento figuartivo.

Se è concettuale, che presupposti ci sono nel tuo lavoro, cioè, che tipo di suggestioni ti spingono a realizzare le tue opere?

come dicevo negli ultimi 2-3 anni ho cercato di liberarmi da ogni tipo di riferimento figurativo, passando direttamente dal subconscio alla forma finale. La mia idea è quella di creare qualcosa di nuovo, comunicare senza il bisogno di usare un linguaggio, usando solamente la forma (ma poi anche il suono o il tatto per esempio...). Comunque non riesco a liberarmi del tutto dalla potenza dei numeri, loro in qualche modo hanno sempre a che fare con il mio lavoro.

Che punti di riferimento visivo hai (maestri, artisti che ti ispirano o qualsiasi suggestione ti venga in mente)?
Per quanto riguarda il "mondo dei graffiti" cioè il mondo da cui vengo sono stati artisti quali Stak a farmi vedere le cose diversamente e farmi cambiare bruscamente direzione alla fine degli anni '90. Per il resto le mie influenze artistiche sono legate soprattutto alle avanguardie, tantissimi gli artisti, troppi, per varie ragioni ti nomino Malevich e Richard Long. Però gran parte delle persone che mi hanno segnato non erano nemmeno propriamente o soltanto artisti visuali, ti nominerò ad esempio W.S. Burroghs e Antonin Artaud, David Lynch, Fellini e molti altri. Ma anche molti gatti, caprioli, i boschi, le montagne al tramonto, il cielo quando sta per arrivare la tempesta, la neve, tantissime cose.


Grazie

Simone

Interview: Sounds Of Battle And Souvenir Collecting

Interview for SOBASC website by Mike Bjella (USA).

What inspired you to move away from "traditional" tagging and writing to those first yellow forms that later progressed to the large shapes?
It was during the end of the 90's. Graffiti was my biggets fixation, but I started to think that just making the same old letters for years was a bit boring... In the last years with some friends started to make strange freaked out letters, ugly... at the time we where very influenced by some punk stuff coming from scandinavia! Than I decided to find my own style. I was also interested in some strange kind of art, for example the work of Richard Long... it was very interesting. Making artworks in public places... not just writing your name. And I started to think that there was something very interesting inside "public art", more than just the aesthetic. Anyway probably my biggest influence was the french artist called Stak. I was a fan of his pieces... and around 95 I think, it started to make strange abstract shapes on trains and walls... when I saw this stuff the first time on a graffiti zine I was almost shocked! That was something really new and totally european! Something fascinating... I wasn't able to understand exactly what it was, it was great.

When did you start bringing your work into galleries? Was this an easy transition?

This is another important question. It was (it is) not an easy transistion. I allways made my works for myself mainly, so, I think the best thing for me is making my stuff in a good place, looking it, maybe taking a nice picture. The problem is when you see that day after day art is becoming the most important thing in your life you only want to do that. Doing stuff ouside galleries it's awesome, you are really free in a way, but, I don't know how to explain... you are like in a cage also. Making art for me it's a way to survive... I'm very poor, but I need to do this stuff. I'm allways searching a way to do that... I like to experiment, and it's not easy to do that in public spaces only. I'm 32 now and things change during the years. Anyway I allways liked also making drawings, prints, sounds, zines... not only public art.
You've mentioned being inspired by spirits and heavy anxiety, for one of your zines you created. Is there a unified emotion or something that inspires you in all of your work?
Ok, you are talking about the zine called KAMI, I think. This winter I had some problem with anxiety and I was alone most of the times drawing shapes on paper and reading. I was also going often to walk on the mountains and the hills near my hometown. I was reading some books about shintoism (anthropology is a bg interest for me) and I found many interesting things: first of all it's something very similar to the old european paganism. For them spirits and gods are everywhere, in a tree, in a river, also in a stone... I like d also how they see these spirits: without a shape, sometimes people put a frame on their shrines or a origami, because spirits don't have a real shapes. Ok maybe a dragon or a fox, but the human shape of the spirits came in japan with buddhism... later. It was fashinating and I saw on it many connections with my works. There is allways something spiritual in my works. I think the real artist must be someone special... like a shaman. It's not easy to explain again. Art it's something useless, but people need it. We know few things about our ancestors of the stone age, but we know the awesome art inside the caves. Art (I mean visual art, music, poetry...) it's allways been something spiritual and magical.

Any 108 visits to the USA in the future?

I hope to back in USA in the future, but nothing is planned. I'm travelling a lot but usually I go where they invite me. Obviously I would like to make exhibitions there, maybe also to play live somewhere but it's not so easy to manage things like that right now. I'm also dreaming about coming to walk on your mountains, but for the moment it's only a project.

I loved that you used "Jesus Tod" in your winter video. What kind of music if any is playing when your out painting or in the studio? What have you been into lately?
Yeah, Filosofem is one of my favourite album ever. I'm not talking about Varg ideas, but artistically Burzum is surely a big influence for me. I'm glad you saw that video, it's just a fast, dirty clip, but I think it rapresent very well my work. I used that song not just because I like that album. The last winter in my town was very long, I think the longer I remember since when I was a kid. We had snow for almost 3 months... I like snow so much. Anyway as I told you it was also a bad moment for me, my mind was totally black and I was painting most of the times alone in abandoned places using only black paint. I think that song fits perfect with that... Anyway I allways listen to music, allways! I like many kind of music. Now I'm listen expecially to slow stuff, gloomy stuff, psychedelic stuff... here is a list of bands I listen to in the last months: Alog, Sonic youth, Aphex twin/AFX, Joy Division, Nadja, Death in June, Wooden shjips, Labradford, Concrete, Slowdive, Eyehategod, Morrissey, Depeche Mode, The Knife, Fursaxa, Dopplereffekt, Psychic ills, Brian Eno, Integrity, Current 93, Amon Düül, Matt Elliot, Nurse with wound, Siouxsie and the Banshees, Bauhaus, Fever ray, Kuupuu, The Field, Flying Saucer Attack, 7 Seconds, Fall of Efrafa, The Cure, Iliketrains................ hum, and more!

Tell us about your band Corpoparassita and Larva? New releases?
Ok: about Larva now it's called Larva 108 because there are too many bands called larva. Larva 108 is just the music a make as 108. Sometimes can be electronica, ambient, sometimes nois, drones... In these days finally it's coming up the first real CD. It's something like a "best of" (hahah) of songs I made between 1999 and 2009. In these years I made some tapes and CDr usually in few copies not easy to find.
Corpoparassita is another project I run with some friends. we started in 2002 (from the ashes of Haselwurm) inspired by Luigi Russolo, DADA, Antonin Artaud, Lynch and many other things usually people labeled us as Death/dark ambient. We released a lot of CD, tapes, CDr with many underground labels around the world. Our live performance are more noisy with something psychedelic I think. We just released some splits and we are waiting for a tape and a new CD...

Interview: Ekosystem 2001

This is one of the first ineterview, made for Ekosystem by Eko in 2001.

http://www.ekosystem.org/0_ITW/108/108_itw.htm

Name : 108 (prC_Ok) / ABX3000
Location : Alesandria/Italy

Can you describe us what 108 concept is ?
Experimentation, discussing all the rules of art and writing, putting my "works" in a suitable place without asking for permission, doing something which satisfies me.

Why such a name, 108 ?
Numbers instead of letters. 108 has an important meaning for Hare Krishna. It's a line with 3 circles or a rectangle with 3 squares. It's divisible by 3.

Felton or Montana cans ? Montana.

French TGV or Milano Subway ? French TGV (I prefer the long distance).

Daylight or Nocturnal action ?
Daylight.

Xplicit Graffx or Underground Productions ?
Both: they're the best zines!

Barcelona or Berlin ?
Berlin (but I'd like coming back in Barcelona too).

Obey or Space Invader ?
Space invaders.

Honet or La Mano ?
I love them both.

80's ironic revival or punk graffiti ?
70's revival!!!

Spontaneous or planned painting ?
Spontaneous.

Quick with drips or clean & careful painting ?
Quick with drips.

Internet or Interail ? Interail.

Hip-Hop or Hardcore punk ? Hardcore Punk!

Madonna or Michael Jackson ?
Madonna ('80).

"Too drunk to fuck" Dead Kennedys or "Fuck the police" NWA ?
Dead Kennedys are always the best!

"Life is a bitch" Nas or "Good life" Innercity ?
"Life, love, regret" Unbroken

Mc Donald's or Mc Enroe ?
None of them

Weed or Champagne ?
Sorry, I've got the straight edge.

Starsky or Hutch ?
Hutch.

Pedestrian or Pederast ?
Pedestrian!!!

Interviewed 26/10/01.

Interview: Dragolab/Urban Contest

Interview for Dragolab website for the Urban Contest in Roma (2010)
http://www.dragolab.com/en/news/posts/uc-108

1 // What was the first piece that you created, when and where?

Hmmm, that is a complicated question. As the first work ever I cannot remember because I would consider it to be the first drawing I did in my life, and who knows where or where that was. My first “graffiti” piece I did on a wall under the freeway in Alessandria, I have a photo but I don’t know if it was in ’91 or ’92, it was horrible. As 108 the first work was a series of yellow forms on plastic adhesive that I put up in various spots throughout Milan and Alessandria and then gradually in other cities around the world. It was absolutely an experiment, at the time there was no one making adhesive stickers or posters like that, the advertisements like the Enel cassettes or things like that were all free, it was a natural thing, but I never thought that the “108 Project” would ever become something important.

2 // What was the most recent piece you made, when and where?

The last piece that I created in the public vein was a black form painting under a quasi-abandoned freeway bridge in Alessandria. I am also working on 5 to 6 new canvases in my studio… In this period I am working with black circular forms and colorful inserted angular shapes.

3 // What is the work of which you are the most proud/you feel the most attached to or that has particular significance for you?

Difficult also here: usually I work exclusively to satisfy myself. This always brings me to experiment and to create things that are often incomprehensible to the viewer. Many times these works come out of wonderful experiments, which are important for my personal career path, but do not fully satisfy me. I believe the work to which I feel most attached is a black triangle (like a hanger), which took about 10 minutes, that I made in Saragozza in 2007. That piece came out of nowhere, without thinking, and I continued to make it for years. In that instance, everything was perfect, the destroyed white wall, the sagging, the demolished neighborhood, and the black cats that appeared on top of the wall as soon as I had finished! It was truly something magical. However, the work of which I am the most proud is probably that which I made in Arsenale during the Venice Biennial in 2007 for a number of reasons less magical and more practical.

4 // Which artist or artists do you believe contributed the most to stimulating your imagination?

I could never list the large quantity of artists, animals, trees, and visions contributed to the creation of my imagery. Like I always say, if I had never seen the work of Stak in the mid 90s I never would have started what I do. I owe a lot to him. Then primitive art, rock carvings, and non-monotheistic sacred art in general. Insofar as purely visual artists, I can say talents like Malevich, Schiele, Fontana, Richard Long, and then even if lesser known, the work of visionaries like Redon, Kubin, and Segantini for example. It is difficult for me to get excited about contemporary artists, but sometimes it happens. The larger part of my ideas come from cinema, by the way here I would have to site David Cronenberg, Lynch, and above all Fellini. The same thing goes for literature: W.S, Burroughs and Antonin Artaus… I would say that I need to stop here, otherwise I will go on forever.

Intervista: Eves Art

Intervista a cura di Cesare Bignotti (Eves)
http://eves-eves.blogspot.com/2008/10/108-interview.html

Dal 1999 circa lavoro come 108. Sono nato e vivo in una città di quasi 100.000 anime del Piemonte chiamata Alessandria, grigia e sempre più morta. Non c’è il mare qui, solo vecchie fabbriche chiuse e la cosa più bella è la nebbia. Per alcuni anni mi sono spostato a Milano, ma è stato anche peggio. Ora vivo di nuovo ad Alessandria, in una vecchia casa del centro, in cui ho anche il mio piccolo laboratorio dove dipingo, costruisco cose e suono...Negli ultimi anni, per gran parte del tempo, sono stato in giro per il mondo come Artista.

Ho studiato Design al Politecnico di Milano, pensavo che non avrei mai finito, detestavo quel posto e ciò che studiavo. Purtroppo andare avanti per strade sbagliate fa parte del mio percorso. Dopo 9 anni, il giorno del solstizio d’inverno, sono riuscito a chiudere quel periodo deprimente. Ora odio il 90% del Design. Il mio processo creativo emerge di solito quando cammino per strada, mi piace camminare, ma se è possibile, preferisco farlo nei boschi, in collina o in montagna.

Penso troppo e ho letto parecchi libri di svariati argomenti. Le idee migliori provengono dai sogni, soprattutto incubi, visioni molto veloci dove non ho il tempo di capire realmente ciò che "vedo". Queste immagini surreali mi danno la spinta iniziale per disegnare, a volte traccio automaticamente, altre volte scrivo ciò che ho “visto” per non dimenticarlo, ma solo dopo giorni, addirittura mesi, forse, trovo una buona forma da raffigurare nel disegno, di solito molto semplice con significati interni a me conosciuti o sconosciuti, così facendo inizio a lavorare su tale forma, idea.

Negli ultimi anni sono stato invitato a svariati eventi internazionali all’interno di Gallerie e Musei, svariate esperienze che hanno avuto un loro inizio concreto a Parigi nel 2004 fino a portarmi in mostra alla Biennale a Venezia nel 2007 e nel 2008 a Los Angeles. A volte è stato interessante partecipare a queste esposizioni ufficiali, altre volte per niente.

Sono sempre stato un soggetto dal carattere frustrato, non sono una persona positiva e quello che faccio di solito mi aiuta a esternare quello che ho dentro. Ho momenti di gioia totale e periodi di buio completo. Quando mi vengono fatte richieste particolari, non inclini al mio carattere, ne soffro, sono una persona molto sensibile. Con il tempo è successo che anche il mio lavoro è iniziato a essere frustrante, proprio perchè ha cominciato a prendere le sembianze di un "lavoro", per evitare l'appiattimento, ho cercato di tagliare tutti i compromessi tra arte e lavoro, limitandomi e a fare solo quello che voglio. Non mi piace lavorare con le Gallerie, da loro non ho mai ricevuto un soldo, forse morirò povero, pazienza. C'è chi pensa che la mia arte sia molto difficile da capire, di fatti essa viene recepita da anni come uno dei più estremi lavori di “post-graffiti”, sono orgoglioso di questo. Credo che cose come la frustrazione e l'angoscia siano parte integrante del mio lavoro, forse addirittura la sua ispirazione stessa.

Negli ultimi 8-9 anni ho sempre lavorato in luoghi per lo più sconosciuti, prenndo ispirazione da lavori di altri artisti, ma cercando di mantenete un impronta mia andando dove solo io volevo e dove nessuno sembra essere ancora stato. Questa è la cosa più difficile, perchè è molto complicato perfezionare qualcosa di nuovo e inaspettato, per questo motivo ho deciso di mettere la tecnica in secondo piano, prediligendo la sperimentazione. A volte mi capita di osservare miei lavori di alcuni anni fa, ai miei occhi appaiono grezzi e incompleti, ma a prescindere da ciò, sono quasi sempre soddisfatto di ciò che vedo. Lavorando in questo modo si hanno solo soddisfazioni personali, purtroppo, sarebbe sicuramente molto più facile emergere coprando l’ultimo numero di Juxtapoze - Magazine di Street Culture Americano - copiare qualche lavoro di qualche mediocre artista, anche male, per avere un riscontro in Italia. Questo, non fa per me.

Negli ultimi mesi ho avuto la fissazione di una forma ovale nera. Una forma sbilanciata verso il basso, pesante, collegata al numero 3, al cerchio, alla ruota e a tutti i suoi significati, una forma che è diretta conseguenza del triangolo nero - altra forma che ho utilizzato in più lavori -Ogni volta c’è qualche piccola variazione. La realtà è che quando scopro una forma che per me è quasi “perfetta” trovo soddisfazione a disegnarla e a perfezionarla fino a quando non ne trovo un’altra. Dipingo solo per me, i miei lavori, anche quelli pubblici non hanno alcuna valenza sociale positiva. Sono un individualista. Realizzo i miei lavori in luoghi pubblici perchè mi piace, trovo che habbiano molta più energia. Ovviamente lavorando all’aperto faccio comunicazione e in un certo senso anche politica, ma dato che penso che la maggior parte della gente sia troppo stupida, non mi interessa realizzare lavori semplici facilmente comprensibili da tutti. Non coloro i muri per rendere la città meno grigia è una battaglia persa a cui non sono interessato, perciò dipingo tutto di nero.

Preferisco realizzare i miei lavori velocemente. Il tempo più importante è quello che spendo a pensare e ad'aspettare che le idee si presentino da sole. Non ho mai avuto simpatia per i gran lavoratori, i secchioni e gli sgobboni, di solito la vita di questa gente è vuota e poco interessante, come i loro lavori. Preferisco la roba grezza e spontanea. Le dimensioni sono un’altra fregatura. Ora tutti si sono messi a dipingere su grandi superfici, anche a me è capitato molte volte. Ma è ovvio che lo stesso disegno ingrandito ha tutto un altro impatto, trovo molto più difficile realizzare un bel segno di pochi centimetri con un solo colore.

Provo stima per molti artisti dell’Europa contemporanea, persino per qualche asiatico. Non sono interessato al baraccone americano. In Italia mi piace il lavoro di AIX - Aris - lo trovo raffinato e spirituale, Dem con cui collaboro spesso è uno dei pochi a fare figurativo che mi emoziona per davvero, naturalmente mi piacccino molto i lavori degli altri OK, la Crew di cui faccio parte.

Per "altri OK" intendo personaggi come Peio o Pira666, direi che è scontato nominarli in quanto sono cresciuto con loro e ci siamo ispirati luno con l'altro, non solo artisticamente, troppo profondamente per poterlo spiegare a parole. E' impossibile al momento nominare tutti gli OK poichè sono molti e sparsi in tutta Europa; come Diry, che risiede a Berlino, oppure Fiat alle isole Svalbard, oppure Punto, che sta a New York, altri sono in Cina.

Il gruppo OK si formò nel 1999 dall'unione della PRC con gli AKS, l'intento era quello di formare una crew dai risvolti "esoterici", formata da gente simpatica con l'hobby delle pitture verticali e con un piede fuori dal mondo reale.

Tra gli artisti emergenti, mi piace molto il lavoro di: Kurz e CT che si dedicano allo studio delle lettare in modo interessante e originale, mi piace molto anche il suo minimalismo di Moneyless. Poi ci sono molti altri ma non posso nominarli tutti, anche perchè rischierei di menticarne sempre qualcuno.


Il lato "grafico" è solo uno degli aspetti del mio lavoro. Ci sono produzioni tridimensionali che sono legate a un'aspetto visuale moto più concettuale, ultimamente stò lavorando su alcuni video, ma è tutto in fase di sperimentazione, uno degli aspetti più conosciuti assieme a quello visivo è la ricerca "sonora".

Ho un Background Punk Hardcore ( ancora oggi suono in un gruppo HC ) ma come nei graffiti a finire degli anni '90 ho incominciato a interessarmi a cose più strane e "organiche". A partire dal 1999 ho realizzato alcune cassette e alcuni CDr in tirature ultra limitate. Questa serie di lavori, vengono firmati con il nome di LARVA. Il Progetto Larva, si esprime attraverso un noise puro composto da strati di progressivi di rumore e drones astratti, fino ad arrivare a lavori di ambient elettronici.

Mi piace ricreare atmosfere cupe ed evocative, senza l'idea di una vera e propria canzone, lavorare con la vernicie o con il suono, per me è uguale. Ho un progetto Dark Ambient parallelo, che condivido con un amico chiamato CORPOPARASSITA. Ascolto di tutto ma preferisco lavorare con uno stile di suoni molto aperti alla sperimentazione, un aspetto che considero autentico ed europeo.

Web:
http://www.108nero.com/

Intervista a cura di: Bignotti Cesare / EVES Ottobre 2008.

Intervista: Ziguline

Intervista per Ziguline.com per la personale di Palermo (2010) in compagnia di Kristy Fenton e altri personaggi della scena Witch house
http://www.ziguline.com/2010/11/15/108nero-witch-house-e-lokkvlt-art/

Palermo ospita lungo questo caldo novembre un doppio evento che vede protagonisti artisti e musicisti legati dal tentativo di trascendere il campo della conoscenza scientifica, investigando una dimensione intima, occulta e spirituale, tesa alla comprensione delle geometrie cosmiche. La sede è la galleria Zelle Arte Contemporanea ed il percorso inizia con “Agli antipodi della realtà”, sorta di sunto dell’attuale ricerca di un giovane artista italiano, conosciuto all’estero più che in patria, 108 o Larva108, artista fortemente influenzato dai graffiti dell’Europa neolitica, attivo dall’inizio del decennio con grandi interventi di arte pubblica in fabbriche dismesse ed aree rurali in Italia e in Europa. La mostra sposa opere monocrome ad inchiostro su carta frutto di un approccio maggiormente riflessivo, ad un grande wallpainting, una forma organica ed assolutamente nera.


Dottor Pira e Tothi

Una di quelle grandi “forme” che hanno reso 108 fortemente riconoscibile. Todd Brooks (Pendu BYC), Owleyes, Mario Zoots & Kristy Foom (Modern Witch), Mater Suspiria Vision, sono invece i 5 protagonisti di “Witch House & Okkvlt art” progetto espositivo che si dipana attraverso un’ampia serie di collages, ed un film “Surrealistica Uniferno” realizzato da Cosmotropia de Xam e sonorizzato da Mater Suspiria Vision. “Witch House” è l’ennesima definizione affibbiata dalla stampa internazionale, sempre in cerca di nuovi hype, ad una sottocultura nata attorno ad alcune lungimiranti label quali “Disaro”, “Pendu” e “Clan Destine Records”. Si tratta piuttosto di un nucleo di artisti che sposano sapientemente arte visiva e ricerca sonora, affondando le radici in un cut-up di riferimenti crowleyani e italo-disco, zombie movies ed estetica acida targata ’60, psicomagia, chaos magic, golden dawn, tarocchi e croci rovesciate, ma anche DIY ed estetica pop violentata e distorta.

Ecco quanto emerso dalle nutrite chiacchiere con i protagonisti del progetto:

La tua attuale ricerca è fortemente ispirata da atmosfere in bilico tra “sturm und drang” e “romanticismo”, così come da una dimensione occulta e sacrale. Ti riconosci in questa lettura?

108: Sicuramente è così. Alla base di tutti i miei lavori c’è un’ispirazione che parte principalmente da atmosfere, sogni, idee. Anche il lato spirituale è basilare in tutto quello che faccio. Non ho mai compreso l’arte che sia solo estetica fine a se stessa, intendo senza una sua anima. Le arti sono sempre state aperte della cultura umana, fin dal paleolitico e anche da prima, ed essa ha sempre avuto a che fare con la magia e la spiritualità. Il mio lavoro però si evolve in modo diverso, per lo meno a livello formale e in questo, se vogliamo parlare di movimenti storici, mi sento molto più vicino alle avanguardie dei primi del ’900 oppure all’arte primitiva dell’Europa neolitica e protostorica. Io poi ho sempre preferito lavorare all’aperto, in spazi pubblici urbani o rurali con interventi spontanei.


wallpainting - 108

Cosa fa la differenza tra il tuo progetto e i clichè della streeart?

108: Allora: il termine di base “street art” ha preso connotati per me completamente negativi negli ultimi anni, accomunando una serie di stereotipi che poi poche volte hanno a che fare con chi fa arte per le strade. Con street art si intende chi fa tele o peggio illustrazioni e decorazioni per scarpe e zainetti con pupazzetti e scritte colorate. In realtà “street art” significa “arte di strada” e fino a una decina d’anni fa era una parola come graffiti, ma che conteneva di tutto, dagli stencil ai poster alle sculture alle performance. Io conobbi questo termine tramite i poster e gli stencil dei CRASS nei primi anni ’90. Purtroppo come ti dicevo ora appena si sente la parola “street art” vengono im mente i pupazzetti e mi sento lontano anni luce da queste cose. A me interessa la ricerca, degli interventi urbani amo soprattutto il rapporto che si instaura tra artista e spazio pubblico e poi tra opera e pubblico… purtroppo sembra che a molti, anche in ambito artistico, interessi solo il lato pop e superficiale della cose, e tutto diventa così schifosamente banale.


108

Come vivi all’interno della tua ricerca il rapporto tra arte visiva e ricerca in ambito musicale?

108: Io vedo arte visiva e ricerca con i suoni come solo dei diversi media per dare un’espressione alle mie idee. Ci sono periodi in cui non riesco proprio a tirare fuori niente se mi metto a dipingere e allora disegno su carta. Altre volte nemmeno quello e allora prendo le mie macchine fotografiche ed esco, oppure mi metto a cercare dei suoni o da sola entra nella mia testa una melodia che devo buttare giù. Altre volte trascrivo i miei sogni e da li partono idee per dei piccoli testi. Il più delle volte che si tratti di un disegno, di un pezzo musicale o di un testo, l’idea di base arriva da sola e il mio lavoro è quello di fermarla in qualche modo. Mi piacerebbe in futuro la possibilità di avere più libertà di espressione a livello di mezzi senza dovere considerare i diversi media come delle piccole celle. Adesso per esempio, sono riuscito a pubblicare una raccolta di pezzi come Larva108, realizzati tra il 1999 e il 2009 su CD (“99.09 Inside the stones – Greytone) con disegni, foto e testi esplicativi. Mi piace l’idea che chi comprerà questo CD non comprerà solo un CD musicale, ma una specie di finestra attraverso cui intravedere i miei mondi.

Intervista: Panorama.it

Intervista di Riccardo Fano per il sito di Panorama.it
http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2011/05/04/street-art-le-forme-astratte-di-108-tra-writing-e-burroughs

Guido 108 Bisagni, ha scelto una strada particolare per comunicare la sua arte.

Dal 1999, quando era un writer come la gran parte dei suoi colleghi, la sua creatività ha subito una evoluzione / rivoluzione che lo ha portato a lasciare macchie colorate sui muri di mezzo mondo.

La sua è una mentalità complessa, fatta di forme frastagliate colme di significati non esplicitamente comunicati; il suo fare va ben oltre la comunicazione visiva e spazia fino alla musica passando per la fotografia.

Lo abbiamo incontrato e fatto una lunga chiacchierata.

Il tuo percorso inizia dal writing - in un modo analogo ad altri artisti - ma a un certo punto intraprendi una strada che ti porta in una direzione molto più personale e misteriosa. Quando hai avvertito il “click” del cambiamento? Durante gli anni ‘90 facevo solo lettere, la cosa che preferivo erano gli argenti. Verso il ‘97-’98 sono impazzito per ciò che stava succedendo in Europa, specialmente in Scandinavia: lettere semplici e stortissime, qualcosa di mai visto prima e che non si è più riproposto. Nel ‘99 la mia fissazione erano ancora le lettere, però nel frattempo mi ero trasferito a Milano, studiavo design e avevo iniziato ad appassionarmi più seriamente a quelli che poi sono rimasti i miei pilastri: le avanguardie dei primi del ‘900. Una buona mano l’hanno data le contaminazioni culturali incontrate durante l’adolescenza e che, stupidamente, interpretai come inconciliabili con il writing: il movimento underground, Burroughs, la scena industriale… Se dovessi comunque isolare un solo elemento ciò che mi ha influenzato maggiormente è stata un’immagine delle nuove forme di STAK - famoso writer - sulla metro di Roma: aveva stravolto il mondo dei Graffiti! Ed è incredibile quanto sia stato sottovalutato ciò che ha fatto a metà degli anni ‘90! Poi delle foto di lavori nella natura di Richard Long. All’epoca avevo la possibilità di viaggiare tantissimo in treno, e mi piaceva qualche volta raggiungere la stazione e prendere il primo treno in partenza per esplorare città e cittadine in cui non ero mai stato, seguendo l’esempio di Long: marcare il passaggio. Così ho pensato che potevo fare qualcosa di simile nel modo più semplice, economico e veloce possibile: realizzare forme astratte su plastica adesiva gialla, realizzate a mano singolarmente e tutte diverse. Potevo andare in una città in pieno giorno, affiggere le mie opere in modo da risultare visibili solo da chi fosse in grado di apprezzarle; non era importante la dimensione, bensì il rito che celava ogni intervento. Questo chiaramente poteva creare qualche limite: ricordo che inviai delle foto a una rivista e la redazione mi rispose poco dopo dicendovi che avevo sbagliato foto poichè si vedevano solo i lavori di Stak, di Space Invaders o Andrè, ma non i miei! Non consideravo nemmeno opere realizzate a stencil o poster; non sapevo nemmeno che tutto questo si chiamasse Street art. Tra il ‘99 e il 2002 circa credo di avere ideato, ritagliato e attaccato tra Italia, Berlino, Londra, Ginevra, Islanda, Nuova Zelanda, New York e San Francisco qualcosa come 3000 forme. Per farla breve, fisserei il vero cambiamento al 1999.

Perché la scelta di barattare il tuo nome con tre semplici numeri? Volevo dare un taglio netto con quello che avevo fatto prima; distaccarmi con questo progetto dal writing e creare qualcosa di nuovo. Ho pensato che nessuno usava un numero come nome. Alcuni avevano associato il loro nome ad un simbolo, tipo la mano, ma comunque si trattava dell’artista “LA MANO“. Io non avevo mai fatto figurativo, non volevo essere pop. Ho deciso di diventare astratto in tutti i sensi, solo la forma e l’idea contano. Anche nel nome, è stato una specie di rituale magico, successivamente ho deciso di buttare la mia vecchia tag con cui avevo dipinto per anni e sacrificarla per il nuovo. Così mi sono spersonalizzato usando un numero. All’inizio, tra l’altro, 108 comprendeva anche la mia ragazza. Molte delle vecchie forme gialle erano sue. Riguardo alla scelta del numero, trattandosi come dicevo di un momento di passaggio rituale, avevo scelto il numero più sacro e misterioso di tutti: il 108. Era sempre il ‘99.

Quanto è importante confrontarti con l’aspetto urbano? Ad essere sinceri non molto. Preferisco gli ambienti naturali: credo che le città, l’urbanizzazione siano una malattia degenerativa della terra. Ad ogni modo, ho sempre vissuto in città, esattamente in una piccola grigia città del Piemonte chiamata Alessandria e poi a Milano, quindi il mio ambiente naturale è comunque sempre stato quello urbano. Specialmente un ambiente urbano post industriale, grigio e decadente, nel quale sopravvivono memorie del passato: questo mi ha influenzato molto. Non sono nato negli USA dove hai la possibilità di abitare in una casa considerata vecchia, ma che non ha più di cinquant’anni. In Italia ti capita in ogni momento di passare davanti ad un portale vissuto del 1200 o magari ad una fabbrica abbandonata che comunque è stata costruita nell’800; riesci ad avvertire la stratificazione urbana, i fantasmi di chi ha vissuto e lavorato negli stessi posti 500 anni prima. Tutto questo mi affascina. Definizioni “street culture” per me non hanno alcun valore: sono parole vuote e importate che non mi dicono niente.

I tuoi lavori sono sperimentazione pura: forme liquide intrise di nero, con pochi spazi lasciati al colore. Sicuramente un modo personalissimo di interpretare una forma d’arte legata molto alla comunicazione. Cosa vorresti suscitasse una tua opera in un passante casuale? Ho cercato da subito di trovare una mia strada in campo artistico e la sperimentazione è sempre stata la caratteristica principale di tutti i miei lavori. Senza quanto detto prima e l’interazione con le persone che incontrano le opere questo tipo di arte non avrebe alcun valore. Non mi interessa comunicare uno slogan, un messaggio politico definito; non faccio politica in quel senso che per me è banale. Non voglio nemmeno intrattenere la gente. Come ti dicevo le mie radici da adolescente sono legate a gente come William Burroughs, le controculture sperimentali, il cyberpunk, altri livelli di realtà, la sperimentazione con il subconscio. A 14 anni vidi in uno squat nella mia città un film che mi ha cambiato la vita: Decoder di Klaus Maeck nel quale F.M. Einheit degli Einsturzende Neubauten cercava di produrre questo “suono” e tramite delle cassette metterlo illegalmente in una catena di fast food per creare il caos nella mente dei clienti. Quello è stato il mio intento fin dall’inizio: creare il caos nella mente di chi guarda, dove per caos intendo qualcosa che veramente stravolga il pensiero. Voglio che chi vede le mie opere esca per un momento dai binari della sua vita ordinaria, come è capita a volte anche a me: vedere una piccola scritta, un segno grafico di cui non capisco subito il senso, un simbolo e domandarmi chi l’ha fatto e perchè. Come imbattersi in un monolite preistorico in un bosco: creare una porta, una via di fuga anche solo momentanea per chi ha la capacità di guardare.

Qual è stato il tuo primo approccio con l’arte? Penso sia successo quando ero piccolissimo, quando ancora non ero del tutto cosciente; le immagini e la musica mi hanno sempre colpito, proprio per quel loro potere di portarmi altrove. Poi sinceramente non ho mai tradotto col termine arte solo ciò che troviamo nelle gallerie. Mio nonno era un vero e proprio artista moderno; ha lavorato in una fabbrica di metalli tutta la vita e quando l’ho conosciuto era in pensione. Aveva però un intero mondo dentro la testa, oltre a una capacità manuale incredibile che gli permetteva di esprimersi costruendo oggetti: plastici per trenini, castelli di legno, giostre… Mi faceva usare tutti gli strumenti e quindi, anche se a lui dell’arte interessava molto, credo di essere stato una delle persone più fortunate del mondo ad avere un maestro così.

Cosa ti attrae maggiormente del nero? L’impatto. Secondariamente il simbolismo del nero. La maggior parte delle persone vedono nel nero un qualche cosa di negativo. Forse perché queste stesse persone vedono nei colori vivaci qualcosa di più allegro. Ma cosa vuol dire allegro? Io nel nero vedo il colore dell’introspezione; mi piace riflettere, stare con gli altri ma anche con me stesso. Sono fatto così: preferisco l’inverno all’estate, i gatti ai cani e tutti i colori senza nessuna distinzione. Bisognerebbe usarli con molta più attenzione.

Come ti sei avvicinato al circuito delle gallerie? Mi hanno cercato loro. Nel periodo in cui è esplosa la moda della street art, molti galleristi sono comparsi all’improvviso e mi hanno contattao attraverso mail e messaggi dato che nessuno sapeva chi fossi davvero. La cosa ovviamente mi ha fatto molto piacere anche se in realtà credo mi considerassero una seconda scelta, quando il nome più famoso li rimbalzava, oppure ai primi tempi perché mi avevano visto su qualche rivista, libro o sito estero. Ad ogni modo l’importante è che siano comunque arrivati a me. Ho avuto belle esperienze con musei all’estero e organizzazioni artistiche e grazie a questi contatti ho potuto visitare luoghi che non avevo mai visto e conoscere gente incredibile. In Italia ho incontrato persone grandiose, ma il più delle volte le gallerie mi hanno soltanto sfruttato e preso in giro: praticamente con le gallerie non ho guadagnato mai niente, ho perso moltissimi lavori, a volte anche la faccia - senza motivo - e mi sono fatto il sangue in moltissime occasioni. Vorrei soltanto instaurare rapporti con una galleria seria.

Parlaci del tuo “lato sonoro”…Ho due progetti con cui faccio musica sperimentale: uno si chiama Larva 108 ed è semplicemente il lato sonoro del mio lato visivo a cui ho dovuto dare un nome per semplificare le cose. Anche quello è nato nel ‘99 come Larva e si è sviluppato insieme al resto. Non c’è una vera separazione tra lato visuale e sonoro. Il secondo progetto si chiama Corpoparassita e al momento siamo in tre. Facciamo musica rumorosa, a volte più ambient altre volte più industrial. Abbiamo realizzato in giro per il mondo decine di produzioni limitate con etichette indipendenti e direi che questo è tutto.

Se non fossi 108, saresti? Penso che potrei essere stato un gatto, una lumaca, un albero - magari un faggio - e molte altre cose. In una vita passata ovviamente.

Come ti vedi da qui a 10 anni? Sinceramente ho compiuto 33 anni pochi giorni fa e mi sento molto vecchio. Non mi voglio vedere a 43 anni. Quando ero piccolo e pensavo come sarei stato a 30 anni, mi vedevo vestito bene con una famiglia, cose così; anche se avessi voluto fare cose diverse mi vedevo comunque in questo modo. Direi che mi sbagliavo totalmente. Ma non ho mai fatto progetti per periodi più lontani di qualche mese e ho pensieri molto brutti per quanto riguarda quello che succederà nel mondo nei prossimi 10 anni e quindi non ci voglio pensare. Mi dispiace.

Qual è la tua “next big thing”? Non c’è! Al momento vorrei cercare di prendermi una pausa e fare solo cose per me stesso.

Grazie. Grazie mille a te!

Interview: Chain DLK

Interview by Andrea Ferraris for the Chain DLK website:
http://www.chaindlk.com/interviews/108-ARTS-Guido-Bisagni

Chain D.L.K.
: Guido, I know that you’ve been involved with the punk and skateboard scene since your teenage years. How did this influence you to becomeinvolved with visual arts and when exactly did you begin considering it as acareer?

108 ARTS / Guido Bisagni: Yes, at the end of the 80′s my sister had this plastic “banana” skateboard, but I thought it was something for girls. I think it was in ’89/’90 when I got this Variflex deck and I started to skate with some friends. It was the end of a little good time for skateboarding here, but it was also different if compared to the contemporary skateboard scene now… it was a real street thing with dirty ugly people, violence, stuff like that. I’ve been skating especially between ’91-’95 during the worst crisis of skateboarding. It was awesome we were just few people in the area, we dressed like clowns buying XXXXXL clothes in cheap market. We skated only the streets and we were hated by all the people and we hated all the world…we had a lot of fights, daily problems with police. It was a problem at the school too, everybody was playing football…Anyway today the situation would be a bit different. I usually talk so much about skateboarding because thanks to it I met some of my favorite punk music (but also other bands like Sonic Youth or Dead Can Dance) I have read the first infos about animal rights and I decided to be vegetarian when I was 16-17. I was listening a lot of hardcore-punk at the time…I started with fast old school bands than I was into typical ’90′s HC stuff, also because in the squats of Alessandria I saw a lot of good bands (you know Andrea…), some of them are still on my playlist. About the visual arts: I started drawing when I was a child and I never stopped. I always watched everything around me, searching for inspirations…during my skateboarding days I also started doing tags, and I’ve been one of the typical writer painting letters everywhere for all the 90′s. In the last ten years I searched for something new, experimenting daily, I tryind to forget all that influences coming from the U.S.. I’ve never seen art like a career, I just needed to paint, to play, to do something…I really don’t care about fame, the problem is that in Italy you don’t have any true support for art like that you have in the rest of Europe, we don’t have either any public money for jobless people or things like that. So when they start calling you everywhere and you do something important that requires time, you must take it more seriously or you simply have to stop. For me doing these things is something “holy” so I don’t want to stop but at the same time, I’m trying to survive. Starting to live now as a normal human would be a true nightmare for me…

Chain D.L.K.: So do you think art should always be highly rewarded or even be commissioned? I could imagine it’s hard to be passionate about your art when at the same time, it can be hard earning a living but perhaps it could be thought that, what makes an artist so special is the fact that they are completely free from commission or not connected to a ‘scene’. Do you agree? I see you promote yourself in a really humble way. Is this because of the belief that ‘social climbing’ never pays? Have you got problems with your self-esteem? Are you a permanent member of the ‘pessimists club’ or are you a loyal ‘no compromise’ diehard believer?
108 ARTS / Guido Bisagni: Absolutely not. This is not an easy subject, anyway if we talk about ‘pure art’ I think money, commissions or any kind of reward ruin everything…It’s hard to express what I think, especially in English, we are talking about philosophy (anyway, I think about art like something spiritual, true artists are something like holy men, not exactly like a priest but like a shaman. 90% of today’s art is not art for me). I always worked on the streets for myself only, or at home, doing drawings, engravings, tapes or CDr in few copies, just because I want to do it. I still produce my book in 50 copies, I give them to my friend or I trade most of them, and sold some for little money. To think about my art like something with a monetary value is a real problem to me, also because without a price, people don’t give any importance to art or everything today. The problem is that now I’m 31 and I’m not rich, and to be sincere I like to travel and to meet other interesting people…things that you can’t do if you have a job, a work would steal too much time from your life. Above all I think that work is bad, most of the time a job is the end of your life, I can’t see anything heroic in work and I think work makes people ugly. Most of my favourite artists are outsiders…Yes, it’s very hard for me to make compromises…but I’m doing some. I mean I do compromises about commissions, not about my art. Sometimes I can’t sleep when I do things like that, but what can I do?! In the end I live in the european arse you know, and surely I’m a true pessimist, optimists are stupid.

Chain D.L.K.: What turned you into a member of the pessimist club? Usually people into dark ambient, punk, black metal and dark art have some sort of freudian explanation so as to hide or forget reality. Don’t be shy and feel like you’re speaking to your psychoanalyst.
108 ARTS / Guido Bisagni: I see a big difference between being pessimist and being part of the dark side. I mean: if you talk about the real world, every living being must be pessimist today. I’m not only talking about political stuff or social stuff. You see that 90% of our planet has disappeared, you see pollution everywhere, deserts, concrete and extreme suffering that I can’t explain to myself. We can see over the last century the disasters caused by humanity. Over the last fifteen years, many glaciers have disappeared, along with, lots of forests and rivers. And we can’t forget an important factor, there are too many of us (humans). The best thing that could happen now is the extinction of human kind. I’m sorry to admit that, even if I’m part of it, but any other theory is just pure fantasy. Also, nature is cruel, I know, but when you are part of it, you see that you are part of the cycle. Now, we are just something like a terrible illness, and we are not happy. (We are also sad) This is horrible. Anyway, when I was a child it was the same for me. I never wanted to eat animals and I always felt closer to a tree or to a cow than to another human being. My parents probably thought I wasn’t normal…at the time. Then, I found some underground cultures that I still like in part, but…this is a more recent choice and I don’t care so much about scenes. Anyway, today I’m very bored about being always so negative and distressed. I’m searching for… not the truth, but maybe just a way to escape. I think that modern religions, especially monotheisms and science (today science is the same as religion in medieval times) are something too far from the truth. At the moment I can’t find anything else than frustration, it’s very hard to wake up every morning as a stupid human, we’ll see. I think maybe the trees know the truth but I’m not sure.

Chain D.L.K.: “I search for an escape”… What about drugs? I mean, I’m sure you’re into the work of artists who where heavily into drugs…
108 ARTS / Guido Bisagni: Yeah, drugs can be a key. But what kind of drugs are we talking about? And anyway, drugs have always been very important for the old cultures, a good way to meet ghosts and the other reality…but today? In our stupid society there are too many drugs like heroin or television and they are not a good way to do anything, I think. I started to be interested in people like William Burroughs when I was very very young. I think he was one of the greatest people of the last Century. I tried to build my first dream machine when I was 15, with my record player… and it was the first thing I made with Flash. Anyway, in every ancient culture drugs were another way to meet the spirits. Shamanism, druidism, greco-roman mysteries…witchcraft. Christianity and Islam made humanity and our world so sad, evil and ugly. Anyway there are many other “drugs” that can be a big help in everyday life like two glasses of Barbera wine. It’s just what I need in the evening to disconnect my mind a little bit and to feel better. When you have respect for Dionysus then he has respect for you. That’s not a chemical thing.

Chain D.L.K.: I think there’s a lot of people out there who don’t know that much about your musical projects. Can you tell us something about Larva, Corpo Parassita, Eyless and the like?
108 ARTS / Guido Bisagni: Yeah, my musical projects are very very underground. The main one is Larva. It’s just the sonic side of 108…it’s a series of works, CDr or other that I called Larva. I create them in the same way I make my visual creations; something psychedelic and gloomy to enter directly inside my soul. Abstract landscapes, sometimes just noise and sometimes there are some melodies in them. The Larva tracks are always created (in first instance) for myself. Corpoparassita is another experimental project featuring Diego and myself. Alessandro has now joined us especially for the live show, in his role as the “hypnotic drummer”. Corpoparassita is more Dadaistic. We like to create creepy sounds by mixing existing records filled with some of ours creations. We made a lot of limited productions around the world. Eyeless was a rotting hardcore band I had with Diego from Corpoparassita, Peio and Cristina. We mixed a lot of grind and black metal influences. We played some shows and recorded some stuff. After more than fifteen years, I am bored of most of the actual hardcore productions, but I still play in a band called Bhopal with some old friends from the local Alessandria scene. We play a sort of Swedish styled “technical” melodic crust style with some black metal and death’n'roll riffs.

Chain D.L.K.: You come from the punk scene. You’re a visual artist. You still play hard music but at the same time, experimental. I know you’ve also taken part in the Venice Biennale right? Hey, all of these references made me think of another “artist” called Nico Vascellari. I’m sure you know of him: is there any connection? Did punk/hardcore nourish your creative attitude with people like you both or what? I’ve never considered the D.I.Y scene as a cradle for soon-to-be geniuses. Has it been an oversight?

108 ARTS / Guido Bisagni: Yeah in 2007 I painted a very big thing in the Arsenale together with JR and Daim during the Biennale. It was nice but nothing that changed my life. Yeah, obviously I know the works of Vascellari but as I told you before, I’m still very underground. I think the very nice thing in DIY Punk/HC, especially back in the 90′s was that it had to be really independent. Now HC is like metal or something else. At the time it was very underground, but people were very enthusiastic and happy to do things. It was not just a musical genre. There were many labels and many fanzines. I think a lot of people in that scene learned to do a lot of things like producing stuff, screen printing, a lot of activities – and not for money. It has been like a very good ‘school’ for people like me.

Chain D.L.K.: Concerning issues of DIY, don’t you think sometimes being independent and being part of a self-supportive scene could be a good shelter for people without talent? How many people would remain independent if they had the chance? And you, would you refuse “major-money” just to remain a DIY hero? Beyond the nobleness of self-expression, what do you think when “independent” equals “cheap, ugly and unprofessional”?
108 ARTS / Guido Bisagni: Yeah, I think this is the biggest issue ever; not just for the DIY scene but in any kind of true Art (such as visual arts, music, cinema and literature). I also remember a little book by Schopenhauer I read years ago (probably the only one of his I read), that was focused mostly on this kind of problem. I think it’s not a problem of the DIY scene. It’s a human thing. Mediocrity rules everywhere but I think that usually the most interesting stuff evolves in new small scenes, when there is a lot of fresh energy, rather than any movement which becomes boring or reflects a simple trend. Think about punk or hardcore. I think the only important thing to do is what you really want to do. It’s simple, but not easy. In my experience, I have seen that sometimes it’s easier to do better works being more personal and independent and working for instance, in a squat, rather than with a big “commissioner” Yes: “cheap, ugly and unprofessional” but the most important thing is that most of them are not really free. Honestly, most of my favourite works are “cheap, ugly and unprofessional”. That can make things honest and spontaneous so beautiful, but most of the time, they are just an ugly copy of another ugly thing. That’s one of the causes of my disappointment regarding independent scenes. Unfortunately, people are like that everywhere. I have refused some “major-money” in my life because I really care about my art, I think maybe too much. Anyway, I don’t care about being a DIY hero. I don’t care about what other people think. People’s thoughts are bullshit to me; I’m independent because my work is not addressed to the masses but to myself and only to a few super-humans and nobody else.

Chain D.L.K.: “A few super-humans”… holy shit!! That’s pure elitism!!! (…ha,ha…) A lot of art is elitist and snobish, but what do you think about popular art? Or about art that can be “understood/consumed/digested” by the masses? (I’m thinking about some traditional but classy songs about Leonardo da Vinci, etc)
108 ARTS / Guido Bisagni: Yes. Pure elitism… right. I think that most people living in this country (and on this planet) are pure shit. So…why must I do something for them? They have always hated me and what I do, since primary school; my drawings, my thoughts, so, fuck them! I just care about what few people think about my art: some friends, some people and some cats who I really admire. I’ll rule the world with them soon. This is my biggest project, didn’t you know? Ok, I like some pop songs, but it’s a product. I really don’t know what I think about Leonardo da Vinci, really… sorry.

Chain D.L.K.: What are you planning to do in the next future; both music-wise and as a visual artist?
108 ARTS / Guido Bisagni: For the future, I don’t know exactly. If there really is a future, musically, I hope to have more time to do something new with my Larva tracks. I think maybe some new work on something gloomier and ambient and less noisy than past stuff. I would also like to release something with my favourite tracks that I made between 1999 and 2009, but I need a true label for it. We have many upcoming works as Corpoparassita. I will only play a few shows with the HC band because I’m not really into it anymore. But at the same time, I have a new secret noise/blackmetal project… just wait and see. About the visual stuff, I’m working a lot on paper right now and I have some exhibitions planned for the next up and coming months. I’m starting to think about a new idea for 2010 but I must wait for a good idea. I would like to work on 3D things but as usual, I’m not certain because it’s not easy to find a good place, and obviously it’ll be more expensive. As always I would like to work with video.

Chain D.L.K.: With a ‘dark age’ like this we’re experiencing, don’t you think there’s more and more inspiration for people like you? Above all in a moment like this, what is the future for art?
108 ARTS / Guido Bisagni: Yeah, I think now it’s the right moment. I think that some of the best things in art (art in general) come from the dark and depressive ages. I think about the years near the First World War or during the early 80′s. Anyway, I think that in a way, those were sad years and now we are living some true desperate times. It’s not about the money or the crisis. It’s about everything all at the same time. In this age of decadence, most of the people don’t know why they are living. There have never been so many humans living and exploiting this planet to such a degree. We know that we are facing our end. Everything is dying and if something goes bad now, we know that probably the entire world will finish here; not just our stupid kind. That is very sad. I think art reflects this. It can be totally empty or very dark or… I don’t know, but I think you can see what I mean. It is very, very sad. I think that art must be something spiritual, so it must reflect each other. In fact, I sometimes found real beauty inside this age of decadence, you must see it from the outside. We are living in this decadence with no escape and no hope. But at the same time, we must celebrate each other with a glass (many glasses) of red wine. What is the future for art? There is no future for this world. So I think there is no future for art too. Maybe there is in another world.

Visit 108 Art on the web at:

www.108nero.com

[interviewed by Andrea Ferraris] [proofreading by M. S.]