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domenica 23 ottobre 2011

Intervista per una Fanzine (??? 2008)

Tra le decine di interviste che ho salvato sull'Hard disk, numerose, purtroppo sono senza collegamenti a chi me l'aveva richiesta. Questa era per una fanzine ed è datata 2008.

Ciao, molti sapranno già chi sei, ma presentati ai lettori.

Ciao sono 108, ho quasi 30 anni purtroppo, disegno da tanti anni. In strada ho incominciato nei primi anni 90 a causa dello skate e poi mi sono sempre più chiuso in me stesso.

Cosa ne pensi dell'esplosione della "Street art"?

La parola street art la odio. Comunque... sono ormai passati alcuni anni dall'esplosione ma da un lato va bene, mi ha permesso di avere una maggiore visibilità al di fuori della strada. La maggior parte delle cose così chiamate però non mi piaciono assolutamente o mi irritano a volte... mi piaceva di più all'inizio quando si chiamavano "le cose strane" e poi oggi faccio molte cose che non c'entrano un cazzo con la "street art".

Cosa ti ha fatto passare dalle lettere che facevi prima a queste forme astratte?

Non so esattamente, c'è stato un periodo in cui dopo anni, ero stufo di fare lettere e cercavo un modo più originale per fare girare qualcosa di mio. Così mi sono messo a fare le cose gialle. In realtà io non li ho mai considerati veri e propri adesivi... anche se poi scambiandoli via posta molti li attaccavano in quel modo (ringrazio molto comunque chi all'epoca mi ha aiutato a propagare le mie cose!), li ho sempre fatti uno a uno, tutti diversi, per me erano segni, enigmatici... e infatti tutti quando non c'era altro in giro si chiedevano cosa fossero. In quei mesi ero soddisfatto... volevo fare qualcosa di piccolo: non mi interessava fare qualcosa di visibilissimo o d'impatto, non mi interessavano le grande dimensioni. Mettevo delle piccole cose nei punti un cui pensavo stessero bene, di modo che li vedesse solo chi voleva vederli, solo chi si guarda sempre in torno curioso, come me, e viene colpito da piccole, semplici, poco chiare cose e inizia a pensare. Ecco mi piaciono le cose che ti danno da pensare, aprono la fantasia. Un'artista che mi aveva colpito era Richard Long, avevo visto 2-3 foto sue e letto che lui girava per i campi e le montagne e ogni tanto creava qualche cosa. Ecco forse è li che mi è venuta l'idea iniziale... riportata però in città, visto che purtroppo ho smepre abitato ad Alessandria e per alcuni anni a Milano. Poi Stak, con i suoi segni neri... è forse quello che più si avvicina al mio ideale di arte urbana. In ogni caso le cose che faccio adesso si sono evolute a volte faccio robe molto grandi, ma l'idea di base resta quella. Poi molte delle prime forme le ha disegnate la mia ragazza (Ladybug) e anche lei mi ha influenzato molto per quanto riguarda l'estetica... Per il resto ho preso ispirazione da troppe cose, troppe situazioni...

Chi sono i tuoi artisti preferiti nell'ambito "street" in Italia?

Mah, prima di tutto i miei confratelli OK, che non nomino uno a uno. Poi molti di quelli con cui dipingo solitamente. Difficile nominarli tutti... tra i più giovani c'è gente che spacca tutto: CT, Kurz, MoneyLess... i loro lavori mi fanno veramente impazzire. Studiano le lettere o le forme in modo europeo al 100% e non quelle cagate di puppet da americano al supermecato, eliminano il superfluo, cercano i posti migliori. Spero continuino così! Uno che stimo tantissimo è Eleuro, è matto! E poi dipinge da tanto e continua fare illegali in strada o in linea, lettere, disegni, uno dei pochi che si può considerare veramente "graffiti".

E all'estero?

Come ti dicevo prima Stak su tutti... poi Honet ovviamente, soprattutto le lettere e altri francesi dei primi tempi, roba nordica... In generale amo tantissimo la roba dell'est europeo, Cke anche mi ha colpito tantissimo ai tempi. boh tanta gente... quel filone li comunque. La maggior parte delle robe che si vede in giro e nelle gallerie non mi dice niente, odio i toys.

venerdì 24 giugno 2011

Intervista: Supplemento di Repubblica

2006 – 2007
intervista per il supplemento di repubblica (di Giacomo Spazio)

Come ti chiami (Nome o soprannome)?

108 (a volte Larva per il lato sonoro)

Da dove deriva il tuo nome di battaglia?

Volevo un nome formato solo da cifre, il 108 è un numero “sacro” per la cultura indiana induista e buddista e ha molti significati esoterici, e mi piace la forma: una linea un cerchio e due puntini o cerchi.

Quanti anni hai?

28

Titolo di studio?

Sono dottore in disegno industriale (bleah...)

Come definisci la tua arte?

Non so, definirmi da solo è difficile... in genere mi definiscono astratto, ma non lo sono più tanto, io la definirei primitiva e totalmente irrazionale... “plumbea” anche.

Da quanto tempo pratichi la street art?

Hum... ho iniziato a fare le tag nel 91 nei vicoletti della mia città e poi i pezzi. Nel 99 ho iniziato a fare le “cose strane”.

Il tuo rapporto con le gallerie d’arte?

Boh, quando mi chiamano ci vado... preferirei lavorare solo quando e dove voglio io ma non si vive di sola aria (inquinata). A volte mi sono trovato bene (all’estero) a volte male (in Italia principalmente).

Quanto vale un tuo lavoro (+ o –), quadro, disegno, altro.

Dipende da chi lo compra... se mi incontri al pub o in vineria la sera giusta riesci a portarti via qualsiasi lavoro offrendomi da bere, haha.

I tuoi artisti preferiti?

La maggior parte non sono pittori comunque gente piuttosto vecchia: W.S. Burroughs, Bosch, Rothko, Artoud, Redon, Kubin, i surrealisti, l’Arte Povera, Schiele e altri viennesi, Peio, Dem, Grim, moltissimi sconosciuti in cui mi capita di imbattermi, molti incisori medievali, graffitisti preistorici, i contadini, ecc... poi gente come Pasolini, Fellini, Lynch, ecc... troppi.


Cosa maggiormente influenza il tuo lavoro?

Sicuramente il mio inconscio e i miei sogni e i vini rossi piemontesi. Poi roba tipo le macchie di umidità, il muschio, la Nebbia, le pietre, gli alberi le forme naturali in generale. Sono fissato con i simboli, scrittura etrusca, le rune e le vecchie iscrizioni... roba così.

Qual è la differenza tra l’italia e l’estero?

Soprattutto oggi è tanta. Quello che posso dire che in Italia si cerca principalmente di copiare quello che fanno gli americani, e tutti cercanodi farlo il più veloce possibile, seguendo mode il più delle volte senza valore. All’estero mi sembra si dia un pò più di importanza alle produzioni europee e non ma più originali...

Come nascono i tuoi lavori?

Cerco di disegnare (o di creare in altri modi) qualche cosa che ho in testa, di solito non è chiaro. Tipo per le forme nere, non so bene perchè, ma a volte sono soddisfatto altre volte no e magari le butto proprio. Di solito riesco a capire le mie cose dopo molto tempo.

Preferisci avere un committente?

No. Tuttavia se riesco a tirare su qualche soldo o a farmi un viaggio gratis cerco di adeguarmi.

Quali vincoli sei disposto ad accettare per un lavoro su richiesta?

Dipende. Questa è la cosa più difficile, per cui ho perso alcuni lavori e la possibilità di fare qualche cosa di più visibile. Dipende dai vincoli, ma il più delle volte mi rendono proprio frustrato e depresso e non riesco a fare niente alla fine, mi rovino solo la vita.

Che importanza ha per te essere riconosciuto come artista?

Quando qualcuno apprezza le mie cose ne sono profondamente colpito e quasi mi sento in debito. Però anche qui dipende da chi sta giudicando... Direi che è molto importante, ma non apprezzo gran parte di chi si occupa di arte oggi.

Che importanza ha per te lavorare in strada?

E’ molto importante. Non tanto la strada, quanto il lavorare in spazi aperti... gli spazi bianchi, razionali e asettici creati dall’uomo mi angosciano. Se potessi andrei a vivere tra i boschi in montagna e lavorerei solo con il legno e la terra.

Il commento + brutto che hai sentito a proposito del tuo lavoro?

Non so, quando mi paragonano ad altri artisti che disgustano o soptrattutto ad altri street artists, ma di solito apprezzo anche quelli più brutti...

Il commento + bello…

...ecco era una signora che stava guardando una cosa che avevo quasi finito e dopo aver commentato per 2 ore con una sua amica, dicendo che non capiva cosa fosse e che non capiva il senso, mi chiamò e mi disse che il mio lavoro la disturbava molto la infastidiva si vedeva che era nervosa. Ero sicuro di averla colpita profondamente. Forse la più grande soddisfazione che ho mai avuto.

Per chi sei disposto a lavorare e per chi no?

Difficile rispondere così. Vorrei lavorare solo per gente che apprezza l’arte in se, separata da qualsiasi contesto, ma è difficile... Di sicuro non vorrei mai lavorare su commisione per industrie dell’automobile, della carne, roba così... anche solo gli sponsor mi infastidiscono... ragiono un pò a livelli. Nel primo ci sono io e poi si scende. Purtroppo viviamo in un periodo difficele credo.

Lavori solo o in gruppo?

Lavoro sia da solo che in gruppo. Nei primi tempi come 108 lavoravamo in 2, io e Cristina, che poi ha iniziato a fare le sue cose come Ladybug. Amo lavorare da solo, perchè è lìunico modo per fare quello che volgio e forse perchè sono un misantropo, ma anche in gruppo, soprattutto con la nostra Fondazione OK, con cui di solito organizziamo dei veri e propri “sabba” in cui dipingiamo, balliamo e beviamo, fino a sentirci realizzati distruggendoci completamente haha! Con Dem(666) sono riuscito a fare cose a quattro mani, che credo siano veramente valide.

Come hai iniziato?

Iniziato come 108? Va beh diciamo che ero stufo di cercare di fare al meglio quello che altri già facevano, e allora ho incominciato a sperimentare veramente, sia visualmente che con il suono. Da quel punto ho anche cercato di distaccarmi sempre più dal mio Io razionale cercando di andare dritto al Io vero, ma la cosa non è così semplice.

Cosa stai facendo ora?

Allora: faccio saltuari lavori di qualsiasi genere per tirare su qualche soldino e cerco di resistere il più possibile in questo limbo, per dedicarmi ai miei deliri, ma sono agli sgoccioli. Per il resto, al momento, uso solo il colore nero e realizzo forme geometriche semplici ma degenerate e primitive, l’apocalisse geometrica... continuo a sperimentare musicalmente e a scrivere, sto cercando di iniziare con il video. Principalmente leggo molto.

Progetti futuri?

Mi piacerebbe realizzare uno o più cortometraggi, ma ora non dispongo dei mezzi di base. Per il resto a parte 2-3 possibili mostre non c’è niente nel mio futuro.

Per cosa pensi di essere ricordato?

Purtroppo la maggior parte della gente si ricorda sempre solo delle forme gialle di carta adesiva... comunque se chi vede le mie cose, non le capisce, si interroga o rimane disturbato e per una frazione di secondo esce dal tunnel della sua vita miserabile, posso dirmi soddifatto. Quando sarò morto, spero che la gente si ricorderà soprattutto di me per quel che sono.

La tua frase preferita è…

Ce n’è più di una comunque te ne scrivo una un pò scontata, ma che amo sempre molto: “Save the Planet, Kill Yourself” (Church of Euthanasia).

Intervista: Solar Ipse Magazine

Intervista apparsa sul numero 3 di Solar Ipse Magazine 2010, a cura di Loris Zecchin, in particolare per quanto riguarda Larva 108 e l'aspetto sonoro delle mie produzioni 108.

01-Quali sono le esperienze pregresse che ti hanno convinto a investire tempo e energie in questo progetto?
Allora non posso parlare di qualcosa in particolare, è venuto un pò fuori da solo. Ho iniziato a disegnare quando ero un bambino e anche la musica è sempre stata un grande interesse. Allo stesso tempo sono sempre stato attirato da tutto quello che è creativo, dalle cose insolito, dalla sperimentazone, e poi da tutto quello che è in qualche modo trascendente. La vita quotidiana mi è sempre sembrata triste e per questo ho avuto e continuo avere molti problemi. E' come una "chiamata sciamanica", ci sono mille cose che mi hanno portato a questo punto, ma penso sia una cosa molto personale, sto solo cercando di esprimermi in qualche modo e dare un senso alla mia vita, non ho mai visto l'"arte" come un'opportunità lavorativa o per essere un figo, anzi, è un pò una posizione in cui mi sono trovato con i suoi pro e i suoi contro.
02-108 è un numero Krishna e la ragione sociale di una band hardcore degli anni novanta… credo però non si possa rintracciare alcuna filiazione musicale e culturale con quello che proponi tu, vero?
Il 108 non è proprio un numero krishna, è molto importante nella cultura Indù, nel buddismo, nell'architettura orientale, ma non solo. Direi che è un numero Indoeuropeo, rintracciabile in molte culture dell'Eurasia. Nella sezione aurea ad esempio, o nell'antica architettura greca. Se inizi ad interessarti a lui scopri cose nuove ogni giorno, e incominci a trovarlo ovunque, è davvero un numero magico, non si scappa. Comunque io sono cresciuto con scena punk/hc, negli anni '90, ero veramente dentro, e alcuni gruppi mi hanno profondamente segnato (molti li ascolto ancora adesso). Dell'HC anni '90 amavo il fatto che fosse per molti versi una cosa veramente nuova, mi piacevano le grafiche, parlo di roba tipo San Diego ma non solo, era una roba molto underground rispetto a oggi ma allo stesso tempo ben fatta. Ci trovavo molte cose che mi interessavano. Beh detto questo, i 108 mi piacevano molto, sicuramente, ma anche i primi 3 degli Shelter, me li ascolto spesso ancora adesso. Bene una cosa importante di tutta i miei lavori è il lato "spirituale", anche se io sono sempre stato quasi ateo da un punto di vista religioso classico. Comunque anche i numeri, l'antropologia, la mitologia sono mie grandi fissazioni e niente, ad un certo punto mi venne la fiassazione del 108. Di certo non ho scelto il mio nome per il gruppo, ma in qualche modo c'entra anche quello.

2B - Anch’io ho sempre trovato affascinanti musiche e iconografie dei gruppi dell’area di San Diego. Prima di allora nessuno era riuscito a fondere in maniera così convincente hardcore e postpunk a là PIL , Birthday Party.. Secondo te, in che percentuale i vari VSS, Antioch Arrow, Angel Hair e compagnia bella hanno contribuito a gettare le basi per quello che anni dopo sarebbe diventato il cosiddetto screamo?
Allora come prima cosa devo dire la verità su quello che era per me San Diego: nei primi anni '90 ascoltavo più che altro old school o roba melodica, ero troppo giovane skateavo e non riconoscevo bene le sootoscene. Comunque la prima roba che mi capitò di comprare fu il 7" degli Heroin su Gravity al glorioso Bluebox di Alessandria, non sapevo cosa fosse, sapevo solo fosse roba nuova nel settore HC, facevo prima o seconda superiore sarà stato il 92/93. Poi a metà anni novanta ero più sul new school e andavo pazzo per gli Unbroken e da qui gli Swing Kids, ma tutto il resto l'ho rivalutato più tardi. All'epoca leggevo HeartattaCk e mi piacevano le grafiche e le confezioni di quell'area. Comunque vista ora da fuori dopo tanti anni, era ua cosa veramente figa, credo sia stata una delle poche parentesi in cui si univano belle grafiche, bella musica, idee interessanti buttate giù bene tutto con un certo senso artistico. Un pò tipo ai tempi dei Crass e di quel giro di gruppi li in inghilterra (che se ci pensi erano già un pò hc e un pò post punk)... e poi era tutto molto underground, artigianale, spontaneo. FIGO. Per quanto riguarda lo screamo boh anche li specialmente gli swing kids mi vengono in mente... ma non so le etichette non mi hanno mai convinto troppo, Orchid e Majority Rule mi piacevano tantissimo, altri gruppi non li sopportavo.

03-Sei anche attivo nel campo delle arti visive…. immagino che realizzare da se copertine e grafiche senza doversi appoggiare a terzi sia non solo gratificante, ma “comodo” perché permette una visione “più aderente” dell’opera che si andrà a vestire…
Allora si, diciamo che il lato delle arti visive è quello che occupa la maggior parte del mio tempo, comunque in qualche modo sono sempre stati complementari e sia immagini che suoni si sviluppano in modo mlto simile per me. Per il fatto delle grafiche e le mie produzioni mi piace molto fare tutto in casa, usando il più possibile incisioni, timbri, amo molto comunque anche le fotocopie. Amo molte le cose minimali e grezze. Per questo ho sempre fatto tirature super limitate e al massimo messo poi le tracce in MP3 da scaricare. Non ho praticamente mai mandato materiale ad altre etichette, comunque mi piacerebbe avere la possibilità di fare qualcosa che possa arrivare a più gente lavorando sia alla musica che alla confezione come una cosa unica.

04-Quando porti la tua musica in concerto quali difficoltà incontri?
Allora, ultimamente ho usato molto "strumenti" autocostruiti, effetti per chitarra, e cose varie collegate, facendo cose più noise come nei primi tempi, il problema principale in questi casi è stato portare in giro tutta la strumentazione e collegare le cose, veramente poco comodo e a volte problematico. Quando suono con il laptop e poche altre cose questo è più semplice, posso fare anche pezzi più elaborati, però il rapporto con la musica è meno diretto, il computer è programmato da me ok, ma seno meno il lato fisico, sto cercando di trovare una via di mezzo tra le 2 cose.

04-Dimmi una cosa: “1-0-1” e “3 settimane”, i due album scaricabili dal sito/net-label Cervello Meccanico, sono stati concepiti fin da subito con l’idea di destinarli al digitale?
Allora, di base quando faccio questi "dischi" li penso come a un CDr che poi mi sento io principalmente. Questo è un pò un problema che riguarda tutto quello che faccio, non riesco mai a pensare di fare una cosa che poi gli altri apprezzeranno. Di solito funziona che sento qualcosa, o mi viene un idea e allora cerco di metterla giù e realizzare fisicamente al meglio quello che ho in testa, ma davvero è una cosa per me. Mi viene in mente un suono un tipo di immagine, molte volte delle immagini o dei luoghi, poi boh mi faccio un pò di CDr magari da far sentire agli amici. Se poi la roba piace mi fa molto piacere ovvio. L'idea di metterli in MP3 è una cosa naturale che viene dopo: nel 2009 è la cosa più diretta e semplice da fare, poi nessuno è forzato a comprarlo e allo stesso tempo può arrivare a chiunque in qualsiasi luogo. Cervello Meccanico è principalmente una label del mio amico Dr.Pira, ma ne siamo tutti un pò partecipi. Le prime cose che facemmo erano appunto nel 98/99 quando con un masterizzatore e una stampante potevi produrti un CD senza uscire di casa, autoproduzione totale. Poi con gli MP3 è stata la naturale conseguenza.

05-Ci sono dei film, che da un punto di vista strettamente sonoro, trovi intriganti? Il cinema è da annoverare tra le tue fonti di ispirazione?
Allora si a tutte due le domande. Credo che il cinema sia una delle mie principali fonti d'ispirazione, prima della pittura... in certi ho film ho trovato a volte quello che io avevo nella testa e viceversa mi sono formato pesantemente su alcuni film che ho visto. Potrei farti decine e decine di nomi ma fonti d'ispirazioni alla base di tutto quello che faccio ti dico: Fellini: "Giulietta degli Spiriti", Kronenberg: "Naked Lunch", Lynch "Fuoco cammina con me", Myazachi "La città incantata", Kurosawa "Sogni"... boh e molti molti altri. Questi sono film che quando ho visto mi hanno completamente e profondamente colpito. A livello sonoro, dovrei pensarci bene... Mettiamola così, colonne sonore che ho ascoltato moltissimo sono quella del "Casanova" di Fellini di Rota, "Twin Peacks" di Badalamenti/Lynch e boh... sicuramente non posso negare che ami tantissimo Yann Tiersen per Amelie o Good bye Lenin. Dimenticavo il film che sta prima di tutto per me anche perchè soundtrack, storia e immagini sono un tutt'uno: DECODER di klaus maek che vidi quando avevo tipo 15-16 anni. Che roba incredibile!!!

06- Quali sono i luoghi di ricezione ideale per la musica dei Larva 108? Fabbriche dismesse con amplificazione da rave? In cuffia, spaparanzati sul divano a occhi chiusi?... Te la sei mai posta questa domanda?
Ah grande domanda! Allora in realtà è facile perchè i miei pezzi, come ti ho detto sono colonne sonore per me stesso: principalmente vorrei che chi apprezza i miei pezzi li ascoltasse viaggiando in treno da qualche parte in Europa d'autunno possibilmente in una giornata piovosa, metre guarda fuori dal finestrino, oppure camminando da soli con le cuffie durante una bella nevicata a dicembre in mezzo ai campi, anche solo giusto fuori città. Io me li immagino così! Poi ci sono quelli più negativi, i miei pezzi sono tutti malinconici credo ma non negativi. Bene quelli negativi sono più uno sfogo e non so magari sono più adatti a scenari post industriali, fabbriche abbandonate, o magari mentre torni a casa sull'autobus nella più cupa alienazione urbana, ma non li vedo come pezzi da ascoltare così, non mi interessa, li vedo come una specie di rituale mio eventualmente da realizzare live.

8 - Lo split, la condivisione di un disco con un’altra band è un’usanza molto in voga nel giro punk-hc (e non solo), un modo, se vogliamo, di ridare una funzione sociale al fare arte… ti sei mai sentito attratto da questo tipo di esperienza?
Si si! E' una cosa molto figa. E' interessante vedere che è una cosa come dici te tipica del giro punk-HC, specie di quello vecchio o che è rimasto underground. Comunque con i miei progetti sperimentali ho fatto diversi split e collaborazioni. Molte volte abbiamo a che fare con la stessa gente che faceva HC qualche anno fa e poi è un pò perchè ci sono le stesse idee di base, che in gran parte del punk sono sparite e cioè creare musica senza dover saper suonare, ma per fare qualcosa di interessante e nuovo, provocare, ecc... Ci tengo ancora a sottolineare che comunque il "noise" o l'elettronica sperimentale non sono una cosa nuova, ma vecchia di quasi 30 anni, che già ai tempi era forse nemmeno una deriva del punk ma una versione europea del punk, che infatti non aveva la parte rock.

9 - Ricordiamo che oltre a Larva 108 sei attivo anche con il nome di Corpoparassita… come funziona l’aspetto gestionale della faccenda? Uno dei due progetti è prioritario rispetto all’altro?
Allora i progetti che ho chiamato Larva sono cose mie personali, in cui c'è anche una certo interesse per l'elettronica, e in cui gran parte dei pezzi sono "suonati" o comuqnue costruiti da zero. Nel 2001 in certi pomeriggi distrutti dalla noia e alessandrina e dal freddo invernale mi trovai a casa con il mio amico Diego anche lui proveniente dalla scena HC (cantante dei Burning Defeat, Permanent Scar e altri gruppi...) e parlando venne fuori che per molti aspetti vedevamo le cose allo stesso modo: eravamo due nichilisti e non sapevamo cosa volevamo fare esattamente, vari gruppi iniziati e morti per mancanza di sale prove o batteristi e soprattutto l'odio per la tecnica musicale fine a se stessa. Un giorno abbiamo cominciato a campionare dei CD e devastarli con gli effetti chiamandoci Haselwurm. Morta li. L'inverno dopo ci siamo ritrovati nelle stesse condizioni e abbiamo incomiciato a lavorare con un microfono, il computer e gli effetti. Sono venuti fuori così i primi demo e i primi CDr: per alcune cose abbiamo campionato delle noci, per altri delle pentole. Per l'immagine Diego tirò fuori dei collage vecchi di anni e poi usammo vecchie incisioni medioevali. Sembravano robe abbastanza industrial, ma l'idea ci venne fuori proprio guardando alcune cose DIY dell'HC anni '90, solo volevamo che venisse una cosa più enigmatica, macabra e soprattutto delirante. La cosa a cui teniamo di più però sono i titoli dei pezzi. Diciamo che Corpoparassita è un gruppo, ed è più noise e provocatorio come progetto, mentre Larva è una cosa mia e ha una sruttura musicale leggermente più elaborata. Con Corpoparassita ho fatto molti più live anche se non molti, e fa un pò ridere pensare che le prime volte che abbiamo suonato dal vivo la gente diceva: " ma voi non suonate, fate del casino". Ora con questo trend del noise americano la cosa è più accettata, ma sinceramente noi facciamo la nostra roba e basta.

10 - Ho notato, con piacere, che nella tua pagina my space compaiono dei banner animalisti… devi sapere che una delle rubriche fisse della fanza è il “Veg Ipse Dixit”, uno spazio dove i musicisti raccontano i motivi che li hanno portati ad abbandonare il consumo di prodotti animali … ora giro a te la domanda: perché sei diventato vegetariano?
OH! Finalemente una domanda su questa cosa, non capita mai negli ultimi tempi. Allora, io ho sempre avuto un rapporto molto empatico con gli animali. Da piccolo d'estate andavo al paese di montagna di mio nonno e un'estate la sera andavo sempre a trovare un vitello che stava nella stalla di uno dei miei parenti con sua mamma mucca. Lo consideravo davvero un amico e preferivo lui a molti dei miei coetanei. L'anno dopo seppi che in inverno l'avevano ammazzato e se lo erano mangiato. Tra l'altro quelle erano mucche fortunate perchè stavano in 5-6 in una stalla, al pascolo da sole per tutta l'estate avevano anche dei nomi e stavano lontane chilometri dalla civiltà, cosa pativano le mucche degli allevamenti intensivi ancora nemmeno lo immaginavo. In quel periodo avrò avuto 9-10 anni e non riuscivo proprio a capire come le persone potessero pensare di mangiarsi gli altri animali. Comunque abitando con i miei dovetti continuare a mangiare carne, anche se non lo sopportavo e mi faceva schifo. Nei primi anni '90 venni a contatto con una serie di cose: all'epoca skateavo tutti i giorni e leggevo riviste tipo XXX e skatesnowboard, su una di queste lessi un'intervista ad Ed Templeton in cui diceva di essere vegetariano, anche Moebius il fumettista francese diceva la stessa cosa su una rivista di fumetti. Sempre in quel periodo quando avevo sui 14-15 anni il sabato sera iniziai ad andare con dei miei amici skaters più vecchi al Forte Guercio, uno squat qui in Alessandria. All'epoca era davvero figo, concerti tutti i weekend, tipo Agnostic Front + Snapcase, Nofx, e poi robe anche tipo Blonderedhead ecc... c'erano un pò di scoppiatoni ma di base la gente era figa, e veniva da tutte le parti. C'era sempre un banchetto anarcho-punk dove comprai le prime fanze tipo ALF bullettin o haunt saboteur tradotte in italiano e fotocopiate. Poi c'erano alcuni testi dei crass e dei conflict, altri gruppi di quel filone e poi i youth of today ecc... tutta questa roba mi diede una grande energia, una speranza anche tipica di quell'età per la gente asociale come me. Insomma la prima volta cercai di diventare vegetariano verso i 16 anni, a casa mia non si mangiava tanta carne, ma i miei continuavano a farmi la pasta con il tonno robe così, sai i genitori che pensano che poi deperisci... poi il giorno dei miei 17 anni mi imposi e basta. A 19 anni sono andato a vivere per i cazzi miei quindi è stato tutto più facile. Ora sono quasi 15 anni che non mangio niente di morto ed è una delle cose a cui tengo di più. Potrei continuare sul perchè e sul per come per pagine, ma credo sia meglio se mi fermo qui, ok?

11-Si, si, grazie, sei stato molto esauriente. Un’ultima curiosità prima di chudere: con i Corpoparassita avete partecipata a questa compilation omaggio a John Balance (Coil, 23 Skidoo, Current 93…) intitolata "A tribute to the worl(d)s of John Balance". Oltre a comparire solo nomi del panorama italico, l’intera operazione verte sulla testologia dell’artista, prematuramente scomparso all’eta di 42 anni. Non un album di cover, o almeno, non come si è abituati a intenderlo di solito, no?
Ok, allora quasi tutti i progetti sono italiani a parte i Black sun production che erano i "ballerini" dei Coil, ma principalmente della zona di Alessandria. Questo è dovuto al fatto che è stata una delle prime produzioni di una label industrial/sperimentale (Creative fields) di questa zona e perchè in questa zona c'è una grande presenza di progetti del genere. Allora si, non si tratta di un disco di cover classico, ma di reinterpretazioni, più che altro. Credo che sia una cosa naturale nel genere... cioè sperimentare molto, partire da un'idea e rielaborarla... Poi a dire il vero conosco solo pochi dei gruppi che hanno partecipato. Come corpoparassita abbiamo fatto un pezzo diverso da tutti gli altri con chitarra e voce, proprio perchè siamo "bastian contrari" sempre. Comunque è stato un grande piacere per noi partecipare ad un tributo a Balance (e in generale ai Coil).

Intervista: Next Exit magazine

Intervista per Next Exit magazine di Simone Pallotta.

Perché usi un alias? Pensi che questo abbia lo stesso valore di una tag per un writer?

Allora, quando ho scelto questo numero come alias, l’ho fatto per una serie di ragioni, la prima delle quali era il fatto che io all’epoca ero ancora un writer, anche se stavo sperimentando con stili un pò estremi, lavoravo con lettere che si sono trasformate in numeri e lavoravo esclusivamente su muri e altre superfici pubbliche, che io decidevo, quindi di non potevo usare il mio vero nome.

Quindi: quanto sei legato alla scena del writing, ora e/o in passato?

Certo. Adesso posso dire che il writing sia solo una delle mie influenze. In passato il writing è stata la mia attività “artistica” principale. Per writing intendo proprio scrivere il mio nome in giro, studiare la forma della lettera, usare prevalentemente argento e nero o pennarelli pilot. Non sono mai stato interessato più di tanto ai pupazzetti e quel genere di cose li.

Quanto il writing incide creativamente suo tuo lavoro? è fonte di ispirazione o è distante dal tuo modo di lavorare in strada?

Il writing, come dicevo, è sicuramente un’influenza basilare. Per esempio ora lavoro sulla forma fine a se stessa, questa idea di sviluppare delle forme e comunicare qualcosa con uno stile non figurativo è nato con il mio interesse per le lettere ed il tratto. Alla fine quello che comunica un pezzo è lo stile con cui vengono tracciate le lettere non la scritta. La scritta è la firma, non deve comunicare niente.

Ti chiediamo di dirci due nomi di artisti urbani che, nella tua area geografica di provenienza (nel tuo caso , vista la precedente intervista a Dem che è della tua zona, puoi dirci due nomi di artisti italiani) che ritieni importante segnalarci . Questa richiesta nasce dalla nostra volontà di conoscere l’arte urbana e pubblica attraverso i suggerimenti degli stessi artisti.

E’ molto difficile per me rispondere a questa domanda, ci sono vari artisti che adoro in questo momento, che rimangono nell’underground ma che secondo me hanno molto da dire. Comunque per forza di cose vorrei nominare Dem (non so se vale visto che lui mi ha già nominato), Aris e se Dem non vale ti dico anche CT.

Puoi dirci cosa ti colpisce di questi due artisti?

Per quanto riguarda Dem, è uno dei pochi artisti figurativi che riesce a comunicare quello che ha dentro, mistero e a creare un mondo sottile e una sua mitologia. Abbiamo idee di base molto simili, ma le elaboriamo in modi completamente differenti, per questo mi piace lavorare con lui, vengono sempre fuori cose che non mi aspetto. Aris, sta a metà tra l'astrazione totale e il figurativo. E' forse l'artista legato al mondo dei graffiti più poetico che abbia mai visto. Poi la dedizione con cui cerca i posti adatti ai suoi disegni... il risultato finale di solito mi lascia senza parole. Mi basterebbe questo, anche solo a istinto, i suoi lavori mi colpiscono sempre profondamente. CT ha una visione dell'arte e dei graffiti molto simile alla mia, anzi lui è andato oltre... quando vedo lui mi vengono in mente artisti di altre epoche! E' uno dei pochi che ha preso una sua strada e anche lui vede l'arte pubblica in modo molto più ampio e profondo, direi in modo quasi spirituale.


L’arte urbana, i graffiti e tante cose prodotte in strada vengono assorbite dai trend, dalla grafica e soprattutto in questi ultimi anni dall’establishment galleristico pubblico e privato. Pensi che il valore del lavoro rimanga invariato o che nello specifico di uno street artist perda molto spesso di potenza nel momento in cui diventa (forse anche giustamente) fonte di guadagno legata a precise dinamiche commerciali?

Penso che prima di tutto un lavoro perda più del 50% del suo significato e della sua forza quando da una parete passa in una galleria, diventi invece assolutamente ridicolo e privo di senso quando diventa un disegno di un pupazzetto su una maglietta o su un paio di scarpe. Molti artisti non tengono conto del salto strada-galleria. Gran parte del valore di un pezzo d'arte pubblica è dato dal luogo, con una foto fatta con intelligenza si può conservare molto del suo valore originario. Su una tela si perde tutto e bisognerebbe quindi pensare a sviluppare le proprie idee in un altro modo. E' un discorso lunghissimo. Bisognerebbe scrivere e ragionare molto di più sull'argomento.

Ritieni che il valore economico, determinato dalle logiche del mercato dell’arte, si scontri con un valore culturale, determinato invece dal proporre arte in modo diffuso?

Sicuramente. Quando entri nelle logiche di mercato, devi per forza di cose tenere conto che le tue opere sono un prodotto. Il problema è che specialmente in italia è difficile fare arte e non preoccuparsi i cose così. Anche in strada però può succedere la stessa cosa, se dipingi solo per farti notare dalle masse, non per te stesso, a me interessa la ricerca in ogni caso e questo mi crea molti problemi.

Pensi che per mezzo del tuo lavoro lo spettatore non sia più un’esemplare selezionato che arriva in galleria, sapendo già cosa trova, bensì colui che ne può fruire quotidianamente?

E' complicato. Io ho sempre pensato che mettendo i miei lavori in spazi pubblici potessero arrivare a tutti, questo però non significa che voglio che le mie cose piaciano a tutti. Anzi... magari uno su 1000. In galleria è più facile che il mio lavoro possa essere visto da persone interessate "artisticamente" ma questo tipo di persone di solito sono già formate, hanno come dei paraocchi e come avevo già detto si perdono la parte più importante del lavoro.

Ritieni che questa dinamica sia importante per te?

Si, moltissimo.

Perché hai deciso di incentrare il tuo lavoro fuori dalle gallerie?

Allora, non è stata una proprio una scelta. Io mi sono trovato a lavorare fuori dalle gallerie perchè non vengo dall'accademia, anzi ho iniziato quando ero molto giovane. E' stata una cosa molto istintiva, non sapevo nemmeno come funzionavano le gallerie, fino a quando loro non hanno cercato me.

Che rapporto hai con queste?

Sinceramente ho avuto buoni rapporti veramente con poche gallerie. Di base penso che i galleristi siano come dei protettori, e quando tu decidi di metterti a lavorare con loro, tu ti stia prostituendo. Non parlo solo dei graffitisti. In più in Italia ho avuto a che fare con molti galleristi disonesti e che nemmeno provavano a capire il mio lavoro.

Cosa ne pensi di chi lavora in esterno utilizzando la galleria solo come supporto (magari per esporre fotografie, come immagino faccia tu)?

Penso sia una cosa buona e che presenti il tuo lavoro in modo più realistico di quanto non faccia ad esempio una tela. Il fatto è che quando mi metto a lavorare con una galleria è solo perchè devo mangiare e pagare le bollette, e le foto non le vendi. In più se parliamo anche di musei e spazi pubblici fuori dal puro mercato dell'arte, sono molto interessato a evolvere i miei lavori in altre direzioni che non hanno più a che fare con la strada, ma con la ricerca artistica.

Trovi che questo permetta di mantenere una certa autonomia nel momento in cui il tuo lavoro si sposta in ambito pubblico?

Forse si, ma come ho detto, dal mio punto di vista non lo vedo realizzabile.

Un assiduo lavoro che coinvolge cittadini e istituzioni in progetti di arte pubblica può, a tuo parere, ridimensionare l’importanza delle gallerie a favore di un approccio alla cultura figurativa più quotidiano e meno targettizzato?

Teoricamente, credo che sarebbe la condizione ideale. L'artista potrebbe lavorare pensando soltanto alla sua ricerca personale. Però a parte i compromessi più ovvi, sappiamo bene che in ambito pubblico molte volte ci si deve scontrare con persone di un'ignoranza abissale e che nonostante siano totalmente incompententi dal punto di vista artistico vogliono giudicare e decidere. Per non parlare di censure e cose del genere. Ci si ritrova molte volte in una situazione ben peggiore di quella del circuito galleristico.

L’arte urbana se ben fatta può dirsi arte pubblica? (non facendo riferimento in questo caso ai graffiti)
Direi proprio di si. Io considero arte pubblica qualsiasi cosa che sia fruibile da tutti in luoghi pubblici, quindi credo di si.

Come vedi la scena del tuo paese?
In Italia ci sono moltissimi artisti eccezionali e moltissimi artisti inaccettabili. In generale però si da molto poca importanza alla ricerca e all'innovazione. Direi che si rispecchia un pò quello che è il nostro paese in generale: c'è un'ignoranza gigantesca sia da parte degli artisti, sia da parte di chi guarda. Tutto funziona tramite amicizie meccanismi del genere, si guarda all'ultimo trend americano e nessuno guarda quello che ha sotto il naso.

Qual è la città o la nazione che secondo te sta dando il maggior contributo in termini di innovazione dell’arte urbana (qualitativamente e come volume di attività)
Io ho sempre visto le cose migliori uscire da varie zone dell'Est europeo. Non so dirti una nazione in particolare... Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria, Ukraina... in paesi come questi vivono i miei artisti preferiti.

Che materiali usi?

Principalmente uso un rullino e idropittura nera. Poi mi adatto alla superficie e ai materiali che trovo, ho dipinto con gessi, mattoni, bombolette, ho fatto composizioni con pietre e bastoni...

C'è una base concettuale nel tuo lavoro o è uno studio sull'immagine pura, quindi senza contenuto?
Per anni le mie forme sono state elaborate partendo prima dalle lettere, dai numeri, dai simboli arcaici, dalle forme naturali, dalla mitologia, cercando negli anni però di eliminare sempre più ogni tipo di riferimento figuartivo.

Se è concettuale, che presupposti ci sono nel tuo lavoro, cioè, che tipo di suggestioni ti spingono a realizzare le tue opere?

come dicevo negli ultimi 2-3 anni ho cercato di liberarmi da ogni tipo di riferimento figurativo, passando direttamente dal subconscio alla forma finale. La mia idea è quella di creare qualcosa di nuovo, comunicare senza il bisogno di usare un linguaggio, usando solamente la forma (ma poi anche il suono o il tatto per esempio...). Comunque non riesco a liberarmi del tutto dalla potenza dei numeri, loro in qualche modo hanno sempre a che fare con il mio lavoro.

Che punti di riferimento visivo hai (maestri, artisti che ti ispirano o qualsiasi suggestione ti venga in mente)?
Per quanto riguarda il "mondo dei graffiti" cioè il mondo da cui vengo sono stati artisti quali Stak a farmi vedere le cose diversamente e farmi cambiare bruscamente direzione alla fine degli anni '90. Per il resto le mie influenze artistiche sono legate soprattutto alle avanguardie, tantissimi gli artisti, troppi, per varie ragioni ti nomino Malevich e Richard Long. Però gran parte delle persone che mi hanno segnato non erano nemmeno propriamente o soltanto artisti visuali, ti nominerò ad esempio W.S. Burroghs e Antonin Artaud, David Lynch, Fellini e molti altri. Ma anche molti gatti, caprioli, i boschi, le montagne al tramonto, il cielo quando sta per arrivare la tempesta, la neve, tantissime cose.


Grazie

Simone

Intervista: Eves Art

Intervista a cura di Cesare Bignotti (Eves)
http://eves-eves.blogspot.com/2008/10/108-interview.html

Dal 1999 circa lavoro come 108. Sono nato e vivo in una città di quasi 100.000 anime del Piemonte chiamata Alessandria, grigia e sempre più morta. Non c’è il mare qui, solo vecchie fabbriche chiuse e la cosa più bella è la nebbia. Per alcuni anni mi sono spostato a Milano, ma è stato anche peggio. Ora vivo di nuovo ad Alessandria, in una vecchia casa del centro, in cui ho anche il mio piccolo laboratorio dove dipingo, costruisco cose e suono...Negli ultimi anni, per gran parte del tempo, sono stato in giro per il mondo come Artista.

Ho studiato Design al Politecnico di Milano, pensavo che non avrei mai finito, detestavo quel posto e ciò che studiavo. Purtroppo andare avanti per strade sbagliate fa parte del mio percorso. Dopo 9 anni, il giorno del solstizio d’inverno, sono riuscito a chiudere quel periodo deprimente. Ora odio il 90% del Design. Il mio processo creativo emerge di solito quando cammino per strada, mi piace camminare, ma se è possibile, preferisco farlo nei boschi, in collina o in montagna.

Penso troppo e ho letto parecchi libri di svariati argomenti. Le idee migliori provengono dai sogni, soprattutto incubi, visioni molto veloci dove non ho il tempo di capire realmente ciò che "vedo". Queste immagini surreali mi danno la spinta iniziale per disegnare, a volte traccio automaticamente, altre volte scrivo ciò che ho “visto” per non dimenticarlo, ma solo dopo giorni, addirittura mesi, forse, trovo una buona forma da raffigurare nel disegno, di solito molto semplice con significati interni a me conosciuti o sconosciuti, così facendo inizio a lavorare su tale forma, idea.

Negli ultimi anni sono stato invitato a svariati eventi internazionali all’interno di Gallerie e Musei, svariate esperienze che hanno avuto un loro inizio concreto a Parigi nel 2004 fino a portarmi in mostra alla Biennale a Venezia nel 2007 e nel 2008 a Los Angeles. A volte è stato interessante partecipare a queste esposizioni ufficiali, altre volte per niente.

Sono sempre stato un soggetto dal carattere frustrato, non sono una persona positiva e quello che faccio di solito mi aiuta a esternare quello che ho dentro. Ho momenti di gioia totale e periodi di buio completo. Quando mi vengono fatte richieste particolari, non inclini al mio carattere, ne soffro, sono una persona molto sensibile. Con il tempo è successo che anche il mio lavoro è iniziato a essere frustrante, proprio perchè ha cominciato a prendere le sembianze di un "lavoro", per evitare l'appiattimento, ho cercato di tagliare tutti i compromessi tra arte e lavoro, limitandomi e a fare solo quello che voglio. Non mi piace lavorare con le Gallerie, da loro non ho mai ricevuto un soldo, forse morirò povero, pazienza. C'è chi pensa che la mia arte sia molto difficile da capire, di fatti essa viene recepita da anni come uno dei più estremi lavori di “post-graffiti”, sono orgoglioso di questo. Credo che cose come la frustrazione e l'angoscia siano parte integrante del mio lavoro, forse addirittura la sua ispirazione stessa.

Negli ultimi 8-9 anni ho sempre lavorato in luoghi per lo più sconosciuti, prenndo ispirazione da lavori di altri artisti, ma cercando di mantenete un impronta mia andando dove solo io volevo e dove nessuno sembra essere ancora stato. Questa è la cosa più difficile, perchè è molto complicato perfezionare qualcosa di nuovo e inaspettato, per questo motivo ho deciso di mettere la tecnica in secondo piano, prediligendo la sperimentazione. A volte mi capita di osservare miei lavori di alcuni anni fa, ai miei occhi appaiono grezzi e incompleti, ma a prescindere da ciò, sono quasi sempre soddisfatto di ciò che vedo. Lavorando in questo modo si hanno solo soddisfazioni personali, purtroppo, sarebbe sicuramente molto più facile emergere coprando l’ultimo numero di Juxtapoze - Magazine di Street Culture Americano - copiare qualche lavoro di qualche mediocre artista, anche male, per avere un riscontro in Italia. Questo, non fa per me.

Negli ultimi mesi ho avuto la fissazione di una forma ovale nera. Una forma sbilanciata verso il basso, pesante, collegata al numero 3, al cerchio, alla ruota e a tutti i suoi significati, una forma che è diretta conseguenza del triangolo nero - altra forma che ho utilizzato in più lavori -Ogni volta c’è qualche piccola variazione. La realtà è che quando scopro una forma che per me è quasi “perfetta” trovo soddisfazione a disegnarla e a perfezionarla fino a quando non ne trovo un’altra. Dipingo solo per me, i miei lavori, anche quelli pubblici non hanno alcuna valenza sociale positiva. Sono un individualista. Realizzo i miei lavori in luoghi pubblici perchè mi piace, trovo che habbiano molta più energia. Ovviamente lavorando all’aperto faccio comunicazione e in un certo senso anche politica, ma dato che penso che la maggior parte della gente sia troppo stupida, non mi interessa realizzare lavori semplici facilmente comprensibili da tutti. Non coloro i muri per rendere la città meno grigia è una battaglia persa a cui non sono interessato, perciò dipingo tutto di nero.

Preferisco realizzare i miei lavori velocemente. Il tempo più importante è quello che spendo a pensare e ad'aspettare che le idee si presentino da sole. Non ho mai avuto simpatia per i gran lavoratori, i secchioni e gli sgobboni, di solito la vita di questa gente è vuota e poco interessante, come i loro lavori. Preferisco la roba grezza e spontanea. Le dimensioni sono un’altra fregatura. Ora tutti si sono messi a dipingere su grandi superfici, anche a me è capitato molte volte. Ma è ovvio che lo stesso disegno ingrandito ha tutto un altro impatto, trovo molto più difficile realizzare un bel segno di pochi centimetri con un solo colore.

Provo stima per molti artisti dell’Europa contemporanea, persino per qualche asiatico. Non sono interessato al baraccone americano. In Italia mi piace il lavoro di AIX - Aris - lo trovo raffinato e spirituale, Dem con cui collaboro spesso è uno dei pochi a fare figurativo che mi emoziona per davvero, naturalmente mi piacccino molto i lavori degli altri OK, la Crew di cui faccio parte.

Per "altri OK" intendo personaggi come Peio o Pira666, direi che è scontato nominarli in quanto sono cresciuto con loro e ci siamo ispirati luno con l'altro, non solo artisticamente, troppo profondamente per poterlo spiegare a parole. E' impossibile al momento nominare tutti gli OK poichè sono molti e sparsi in tutta Europa; come Diry, che risiede a Berlino, oppure Fiat alle isole Svalbard, oppure Punto, che sta a New York, altri sono in Cina.

Il gruppo OK si formò nel 1999 dall'unione della PRC con gli AKS, l'intento era quello di formare una crew dai risvolti "esoterici", formata da gente simpatica con l'hobby delle pitture verticali e con un piede fuori dal mondo reale.

Tra gli artisti emergenti, mi piace molto il lavoro di: Kurz e CT che si dedicano allo studio delle lettare in modo interessante e originale, mi piace molto anche il suo minimalismo di Moneyless. Poi ci sono molti altri ma non posso nominarli tutti, anche perchè rischierei di menticarne sempre qualcuno.


Il lato "grafico" è solo uno degli aspetti del mio lavoro. Ci sono produzioni tridimensionali che sono legate a un'aspetto visuale moto più concettuale, ultimamente stò lavorando su alcuni video, ma è tutto in fase di sperimentazione, uno degli aspetti più conosciuti assieme a quello visivo è la ricerca "sonora".

Ho un Background Punk Hardcore ( ancora oggi suono in un gruppo HC ) ma come nei graffiti a finire degli anni '90 ho incominciato a interessarmi a cose più strane e "organiche". A partire dal 1999 ho realizzato alcune cassette e alcuni CDr in tirature ultra limitate. Questa serie di lavori, vengono firmati con il nome di LARVA. Il Progetto Larva, si esprime attraverso un noise puro composto da strati di progressivi di rumore e drones astratti, fino ad arrivare a lavori di ambient elettronici.

Mi piace ricreare atmosfere cupe ed evocative, senza l'idea di una vera e propria canzone, lavorare con la vernicie o con il suono, per me è uguale. Ho un progetto Dark Ambient parallelo, che condivido con un amico chiamato CORPOPARASSITA. Ascolto di tutto ma preferisco lavorare con uno stile di suoni molto aperti alla sperimentazione, un aspetto che considero autentico ed europeo.

Web:
http://www.108nero.com/

Intervista a cura di: Bignotti Cesare / EVES Ottobre 2008.

Intervista: Ziguline

Intervista per Ziguline.com per la personale di Palermo (2010) in compagnia di Kristy Fenton e altri personaggi della scena Witch house
http://www.ziguline.com/2010/11/15/108nero-witch-house-e-lokkvlt-art/

Palermo ospita lungo questo caldo novembre un doppio evento che vede protagonisti artisti e musicisti legati dal tentativo di trascendere il campo della conoscenza scientifica, investigando una dimensione intima, occulta e spirituale, tesa alla comprensione delle geometrie cosmiche. La sede è la galleria Zelle Arte Contemporanea ed il percorso inizia con “Agli antipodi della realtà”, sorta di sunto dell’attuale ricerca di un giovane artista italiano, conosciuto all’estero più che in patria, 108 o Larva108, artista fortemente influenzato dai graffiti dell’Europa neolitica, attivo dall’inizio del decennio con grandi interventi di arte pubblica in fabbriche dismesse ed aree rurali in Italia e in Europa. La mostra sposa opere monocrome ad inchiostro su carta frutto di un approccio maggiormente riflessivo, ad un grande wallpainting, una forma organica ed assolutamente nera.


Dottor Pira e Tothi

Una di quelle grandi “forme” che hanno reso 108 fortemente riconoscibile. Todd Brooks (Pendu BYC), Owleyes, Mario Zoots & Kristy Foom (Modern Witch), Mater Suspiria Vision, sono invece i 5 protagonisti di “Witch House & Okkvlt art” progetto espositivo che si dipana attraverso un’ampia serie di collages, ed un film “Surrealistica Uniferno” realizzato da Cosmotropia de Xam e sonorizzato da Mater Suspiria Vision. “Witch House” è l’ennesima definizione affibbiata dalla stampa internazionale, sempre in cerca di nuovi hype, ad una sottocultura nata attorno ad alcune lungimiranti label quali “Disaro”, “Pendu” e “Clan Destine Records”. Si tratta piuttosto di un nucleo di artisti che sposano sapientemente arte visiva e ricerca sonora, affondando le radici in un cut-up di riferimenti crowleyani e italo-disco, zombie movies ed estetica acida targata ’60, psicomagia, chaos magic, golden dawn, tarocchi e croci rovesciate, ma anche DIY ed estetica pop violentata e distorta.

Ecco quanto emerso dalle nutrite chiacchiere con i protagonisti del progetto:

La tua attuale ricerca è fortemente ispirata da atmosfere in bilico tra “sturm und drang” e “romanticismo”, così come da una dimensione occulta e sacrale. Ti riconosci in questa lettura?

108: Sicuramente è così. Alla base di tutti i miei lavori c’è un’ispirazione che parte principalmente da atmosfere, sogni, idee. Anche il lato spirituale è basilare in tutto quello che faccio. Non ho mai compreso l’arte che sia solo estetica fine a se stessa, intendo senza una sua anima. Le arti sono sempre state aperte della cultura umana, fin dal paleolitico e anche da prima, ed essa ha sempre avuto a che fare con la magia e la spiritualità. Il mio lavoro però si evolve in modo diverso, per lo meno a livello formale e in questo, se vogliamo parlare di movimenti storici, mi sento molto più vicino alle avanguardie dei primi del ’900 oppure all’arte primitiva dell’Europa neolitica e protostorica. Io poi ho sempre preferito lavorare all’aperto, in spazi pubblici urbani o rurali con interventi spontanei.


wallpainting - 108

Cosa fa la differenza tra il tuo progetto e i clichè della streeart?

108: Allora: il termine di base “street art” ha preso connotati per me completamente negativi negli ultimi anni, accomunando una serie di stereotipi che poi poche volte hanno a che fare con chi fa arte per le strade. Con street art si intende chi fa tele o peggio illustrazioni e decorazioni per scarpe e zainetti con pupazzetti e scritte colorate. In realtà “street art” significa “arte di strada” e fino a una decina d’anni fa era una parola come graffiti, ma che conteneva di tutto, dagli stencil ai poster alle sculture alle performance. Io conobbi questo termine tramite i poster e gli stencil dei CRASS nei primi anni ’90. Purtroppo come ti dicevo ora appena si sente la parola “street art” vengono im mente i pupazzetti e mi sento lontano anni luce da queste cose. A me interessa la ricerca, degli interventi urbani amo soprattutto il rapporto che si instaura tra artista e spazio pubblico e poi tra opera e pubblico… purtroppo sembra che a molti, anche in ambito artistico, interessi solo il lato pop e superficiale della cose, e tutto diventa così schifosamente banale.


108

Come vivi all’interno della tua ricerca il rapporto tra arte visiva e ricerca in ambito musicale?

108: Io vedo arte visiva e ricerca con i suoni come solo dei diversi media per dare un’espressione alle mie idee. Ci sono periodi in cui non riesco proprio a tirare fuori niente se mi metto a dipingere e allora disegno su carta. Altre volte nemmeno quello e allora prendo le mie macchine fotografiche ed esco, oppure mi metto a cercare dei suoni o da sola entra nella mia testa una melodia che devo buttare giù. Altre volte trascrivo i miei sogni e da li partono idee per dei piccoli testi. Il più delle volte che si tratti di un disegno, di un pezzo musicale o di un testo, l’idea di base arriva da sola e il mio lavoro è quello di fermarla in qualche modo. Mi piacerebbe in futuro la possibilità di avere più libertà di espressione a livello di mezzi senza dovere considerare i diversi media come delle piccole celle. Adesso per esempio, sono riuscito a pubblicare una raccolta di pezzi come Larva108, realizzati tra il 1999 e il 2009 su CD (“99.09 Inside the stones – Greytone) con disegni, foto e testi esplicativi. Mi piace l’idea che chi comprerà questo CD non comprerà solo un CD musicale, ma una specie di finestra attraverso cui intravedere i miei mondi.

Intervista: Panorama.it

Intervista di Riccardo Fano per il sito di Panorama.it
http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2011/05/04/street-art-le-forme-astratte-di-108-tra-writing-e-burroughs

Guido 108 Bisagni, ha scelto una strada particolare per comunicare la sua arte.

Dal 1999, quando era un writer come la gran parte dei suoi colleghi, la sua creatività ha subito una evoluzione / rivoluzione che lo ha portato a lasciare macchie colorate sui muri di mezzo mondo.

La sua è una mentalità complessa, fatta di forme frastagliate colme di significati non esplicitamente comunicati; il suo fare va ben oltre la comunicazione visiva e spazia fino alla musica passando per la fotografia.

Lo abbiamo incontrato e fatto una lunga chiacchierata.

Il tuo percorso inizia dal writing - in un modo analogo ad altri artisti - ma a un certo punto intraprendi una strada che ti porta in una direzione molto più personale e misteriosa. Quando hai avvertito il “click” del cambiamento? Durante gli anni ‘90 facevo solo lettere, la cosa che preferivo erano gli argenti. Verso il ‘97-’98 sono impazzito per ciò che stava succedendo in Europa, specialmente in Scandinavia: lettere semplici e stortissime, qualcosa di mai visto prima e che non si è più riproposto. Nel ‘99 la mia fissazione erano ancora le lettere, però nel frattempo mi ero trasferito a Milano, studiavo design e avevo iniziato ad appassionarmi più seriamente a quelli che poi sono rimasti i miei pilastri: le avanguardie dei primi del ‘900. Una buona mano l’hanno data le contaminazioni culturali incontrate durante l’adolescenza e che, stupidamente, interpretai come inconciliabili con il writing: il movimento underground, Burroughs, la scena industriale… Se dovessi comunque isolare un solo elemento ciò che mi ha influenzato maggiormente è stata un’immagine delle nuove forme di STAK - famoso writer - sulla metro di Roma: aveva stravolto il mondo dei Graffiti! Ed è incredibile quanto sia stato sottovalutato ciò che ha fatto a metà degli anni ‘90! Poi delle foto di lavori nella natura di Richard Long. All’epoca avevo la possibilità di viaggiare tantissimo in treno, e mi piaceva qualche volta raggiungere la stazione e prendere il primo treno in partenza per esplorare città e cittadine in cui non ero mai stato, seguendo l’esempio di Long: marcare il passaggio. Così ho pensato che potevo fare qualcosa di simile nel modo più semplice, economico e veloce possibile: realizzare forme astratte su plastica adesiva gialla, realizzate a mano singolarmente e tutte diverse. Potevo andare in una città in pieno giorno, affiggere le mie opere in modo da risultare visibili solo da chi fosse in grado di apprezzarle; non era importante la dimensione, bensì il rito che celava ogni intervento. Questo chiaramente poteva creare qualche limite: ricordo che inviai delle foto a una rivista e la redazione mi rispose poco dopo dicendovi che avevo sbagliato foto poichè si vedevano solo i lavori di Stak, di Space Invaders o Andrè, ma non i miei! Non consideravo nemmeno opere realizzate a stencil o poster; non sapevo nemmeno che tutto questo si chiamasse Street art. Tra il ‘99 e il 2002 circa credo di avere ideato, ritagliato e attaccato tra Italia, Berlino, Londra, Ginevra, Islanda, Nuova Zelanda, New York e San Francisco qualcosa come 3000 forme. Per farla breve, fisserei il vero cambiamento al 1999.

Perché la scelta di barattare il tuo nome con tre semplici numeri? Volevo dare un taglio netto con quello che avevo fatto prima; distaccarmi con questo progetto dal writing e creare qualcosa di nuovo. Ho pensato che nessuno usava un numero come nome. Alcuni avevano associato il loro nome ad un simbolo, tipo la mano, ma comunque si trattava dell’artista “LA MANO“. Io non avevo mai fatto figurativo, non volevo essere pop. Ho deciso di diventare astratto in tutti i sensi, solo la forma e l’idea contano. Anche nel nome, è stato una specie di rituale magico, successivamente ho deciso di buttare la mia vecchia tag con cui avevo dipinto per anni e sacrificarla per il nuovo. Così mi sono spersonalizzato usando un numero. All’inizio, tra l’altro, 108 comprendeva anche la mia ragazza. Molte delle vecchie forme gialle erano sue. Riguardo alla scelta del numero, trattandosi come dicevo di un momento di passaggio rituale, avevo scelto il numero più sacro e misterioso di tutti: il 108. Era sempre il ‘99.

Quanto è importante confrontarti con l’aspetto urbano? Ad essere sinceri non molto. Preferisco gli ambienti naturali: credo che le città, l’urbanizzazione siano una malattia degenerativa della terra. Ad ogni modo, ho sempre vissuto in città, esattamente in una piccola grigia città del Piemonte chiamata Alessandria e poi a Milano, quindi il mio ambiente naturale è comunque sempre stato quello urbano. Specialmente un ambiente urbano post industriale, grigio e decadente, nel quale sopravvivono memorie del passato: questo mi ha influenzato molto. Non sono nato negli USA dove hai la possibilità di abitare in una casa considerata vecchia, ma che non ha più di cinquant’anni. In Italia ti capita in ogni momento di passare davanti ad un portale vissuto del 1200 o magari ad una fabbrica abbandonata che comunque è stata costruita nell’800; riesci ad avvertire la stratificazione urbana, i fantasmi di chi ha vissuto e lavorato negli stessi posti 500 anni prima. Tutto questo mi affascina. Definizioni “street culture” per me non hanno alcun valore: sono parole vuote e importate che non mi dicono niente.

I tuoi lavori sono sperimentazione pura: forme liquide intrise di nero, con pochi spazi lasciati al colore. Sicuramente un modo personalissimo di interpretare una forma d’arte legata molto alla comunicazione. Cosa vorresti suscitasse una tua opera in un passante casuale? Ho cercato da subito di trovare una mia strada in campo artistico e la sperimentazione è sempre stata la caratteristica principale di tutti i miei lavori. Senza quanto detto prima e l’interazione con le persone che incontrano le opere questo tipo di arte non avrebe alcun valore. Non mi interessa comunicare uno slogan, un messaggio politico definito; non faccio politica in quel senso che per me è banale. Non voglio nemmeno intrattenere la gente. Come ti dicevo le mie radici da adolescente sono legate a gente come William Burroughs, le controculture sperimentali, il cyberpunk, altri livelli di realtà, la sperimentazione con il subconscio. A 14 anni vidi in uno squat nella mia città un film che mi ha cambiato la vita: Decoder di Klaus Maeck nel quale F.M. Einheit degli Einsturzende Neubauten cercava di produrre questo “suono” e tramite delle cassette metterlo illegalmente in una catena di fast food per creare il caos nella mente dei clienti. Quello è stato il mio intento fin dall’inizio: creare il caos nella mente di chi guarda, dove per caos intendo qualcosa che veramente stravolga il pensiero. Voglio che chi vede le mie opere esca per un momento dai binari della sua vita ordinaria, come è capita a volte anche a me: vedere una piccola scritta, un segno grafico di cui non capisco subito il senso, un simbolo e domandarmi chi l’ha fatto e perchè. Come imbattersi in un monolite preistorico in un bosco: creare una porta, una via di fuga anche solo momentanea per chi ha la capacità di guardare.

Qual è stato il tuo primo approccio con l’arte? Penso sia successo quando ero piccolissimo, quando ancora non ero del tutto cosciente; le immagini e la musica mi hanno sempre colpito, proprio per quel loro potere di portarmi altrove. Poi sinceramente non ho mai tradotto col termine arte solo ciò che troviamo nelle gallerie. Mio nonno era un vero e proprio artista moderno; ha lavorato in una fabbrica di metalli tutta la vita e quando l’ho conosciuto era in pensione. Aveva però un intero mondo dentro la testa, oltre a una capacità manuale incredibile che gli permetteva di esprimersi costruendo oggetti: plastici per trenini, castelli di legno, giostre… Mi faceva usare tutti gli strumenti e quindi, anche se a lui dell’arte interessava molto, credo di essere stato una delle persone più fortunate del mondo ad avere un maestro così.

Cosa ti attrae maggiormente del nero? L’impatto. Secondariamente il simbolismo del nero. La maggior parte delle persone vedono nel nero un qualche cosa di negativo. Forse perché queste stesse persone vedono nei colori vivaci qualcosa di più allegro. Ma cosa vuol dire allegro? Io nel nero vedo il colore dell’introspezione; mi piace riflettere, stare con gli altri ma anche con me stesso. Sono fatto così: preferisco l’inverno all’estate, i gatti ai cani e tutti i colori senza nessuna distinzione. Bisognerebbe usarli con molta più attenzione.

Come ti sei avvicinato al circuito delle gallerie? Mi hanno cercato loro. Nel periodo in cui è esplosa la moda della street art, molti galleristi sono comparsi all’improvviso e mi hanno contattao attraverso mail e messaggi dato che nessuno sapeva chi fossi davvero. La cosa ovviamente mi ha fatto molto piacere anche se in realtà credo mi considerassero una seconda scelta, quando il nome più famoso li rimbalzava, oppure ai primi tempi perché mi avevano visto su qualche rivista, libro o sito estero. Ad ogni modo l’importante è che siano comunque arrivati a me. Ho avuto belle esperienze con musei all’estero e organizzazioni artistiche e grazie a questi contatti ho potuto visitare luoghi che non avevo mai visto e conoscere gente incredibile. In Italia ho incontrato persone grandiose, ma il più delle volte le gallerie mi hanno soltanto sfruttato e preso in giro: praticamente con le gallerie non ho guadagnato mai niente, ho perso moltissimi lavori, a volte anche la faccia - senza motivo - e mi sono fatto il sangue in moltissime occasioni. Vorrei soltanto instaurare rapporti con una galleria seria.

Parlaci del tuo “lato sonoro”…Ho due progetti con cui faccio musica sperimentale: uno si chiama Larva 108 ed è semplicemente il lato sonoro del mio lato visivo a cui ho dovuto dare un nome per semplificare le cose. Anche quello è nato nel ‘99 come Larva e si è sviluppato insieme al resto. Non c’è una vera separazione tra lato visuale e sonoro. Il secondo progetto si chiama Corpoparassita e al momento siamo in tre. Facciamo musica rumorosa, a volte più ambient altre volte più industrial. Abbiamo realizzato in giro per il mondo decine di produzioni limitate con etichette indipendenti e direi che questo è tutto.

Se non fossi 108, saresti? Penso che potrei essere stato un gatto, una lumaca, un albero - magari un faggio - e molte altre cose. In una vita passata ovviamente.

Come ti vedi da qui a 10 anni? Sinceramente ho compiuto 33 anni pochi giorni fa e mi sento molto vecchio. Non mi voglio vedere a 43 anni. Quando ero piccolo e pensavo come sarei stato a 30 anni, mi vedevo vestito bene con una famiglia, cose così; anche se avessi voluto fare cose diverse mi vedevo comunque in questo modo. Direi che mi sbagliavo totalmente. Ma non ho mai fatto progetti per periodi più lontani di qualche mese e ho pensieri molto brutti per quanto riguarda quello che succederà nel mondo nei prossimi 10 anni e quindi non ci voglio pensare. Mi dispiace.

Qual è la tua “next big thing”? Non c’è! Al momento vorrei cercare di prendermi una pausa e fare solo cose per me stesso.

Grazie. Grazie mille a te!